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ECHI DEL PASSATO

UN GIORNO COME OGGI, MARZO

07/04/2016 - 08:32:44

 

 

IL RACCONTO DELLA BOXE SUL CALENDARIO

di Primiano Michele Schiavone

 
1 marzo
 
Pep, un campione d’altri tempi
Molti anni addietro la carriera dei pugili campioni del mondo era gestita da manager ed organizzatore in maniera diversa da come viene diretta oggi: la maggiore attività offerta comprendeva confronti sulle 10 riprese al di fuori dei campionati mondiali. Il primo giorno del mese di marzo del 1946 Willie Pep, campione mondiale dei pesi piuma, salì sul ring del Madison Square Garden di New York per affrontare l’americano di colore Jimmy McAllister senza rischiare la sua cintura iridata. Pep, al secolo Guglielmo Papaleo – figlio di italiani emigrati nel Connecticut – mise fuori combattimento al secondo round il più pesante avversario che militava tra i leggeri. Cedette la corona mondiale a Sandy Sadler (la sua bestia nera) nel 1948 dopo 6 difese vittoriose. Willie era professionista dal luglio del ’40 e continuò a calcare il ring fino al 1959; abbandonata l’attività ritornò tra le corde nel 1965 per chiudere definitivamente l’anno seguente. Il suo record riporta 241 combattimenti: 229-11-1. (pubblicato l'1 marzo 2016)
 
2 marzo

Palmer, terza cintura nazionale
In Australia esiste da sempre l’abitudine di fare salti di categoria, a volte anche in modo avventato. Uno dei tanti casi ha interessato Ambrose Palmer e Fred Henneberry, entrambi vincitori  del titolo nazionale dei pesi medi, avversari per lo stesso campionato, con una vittoria ciascuno. Il 2 marzo 1936 i due pugili, coetanei, si trovano di fronte per la terza volta nello stadio di Sydney, Nuovo Galles del Sud, in una sfida valevole per il vacante titolo d’Australia dei pesi mediomassimi. Dopo 6 riprese Henneberry decise di rinunciare al combattimento e permise a Palmer di conquistare la sua terza cintura nazionale. Oltre al campionato dei pesi medi, Palmer vantava anche il titolo dei pesi massimi che difese due anni dopo con successo, prima di abbandonare la carriera. Professionista dal febbraio 1929, lasciò l’attività nel 1938 dopo la sconfitta ai punti contro Gus Lesnevich, in seguito campione del mondo. Fino ad allora aveva incrociato i guantoni 66 volte: 57-7-2. (pubblicato il 2 marzo 2016)

3 marzo

Il pugno di Walcott
Il peso massimo Jersey Joe Walcott, coloured del New Jersey, ricordato come uno dei più anziani campioni del mondo, oltre che strenuo oppositore del miglior Joe Louis, di Ezzard Charles e dell’astro Rocky Marciano, è passato alla storia anche come abile “puncher”, capace di risolvere il match con la sua straordinaria efficacia nel colpire. Le sue doti non comuni di energia combattiva le dimostrò anche il 3 marzo del 1959 quando, sul ring del Madison Square Garden di New York, si trovò di fronte il cubano Omelio Agramonte, giovane ed abile schermitore, dotato di considerevole potenza. A 36 anni Walcott – nato Arnold Raymond Cream – dimostrò ancora una volta che la sua migliore arma, il pugno, non lo aveva ancora abbandonato e concluse la sua fatica nella sesta ripresa. Walcott divenne campione mondiale nell’estate dell’anno seguente; dopo 14 mesi cedette la cintura a Rocky Marciano. Professionista dal 1930 al 1953 lasciò il ring dopo 71 battaglie: 51-18-2. (pubblicato il 3 marzo 2016)

4 marzo

Doppio tricolore a Bruxelles
Due pesi medi italiani si trovarono a dividere lo spogliatoio per gareggiare sullo steso ring, contro avversari diversi, in una riunione allestita nella capitale belga. Era il 4 marzo del 1950, di sabato, quando William Poli di Reggio Emilia e Fernando Jannilli di Roma, nel palazzo dello sport di Bruxelles, si esibirono alla presenza della frotta di compaesani emigrati per scavare il carbone. Entrambi scesero dal ring vittoriosi al termine delle 8 riprese combattute: Poli superò il mancino francese Gustave Degouve; Jannilli sottomise il neozelandese Bos Murphy, ex campione dell’Impero Britannico. Dopo l'incontro i paisà trapiantati in Belgio fecero nascere la rivalità tra i due pugili italiani che si ritrovarono l'uno di fronte all'altro 18 giorni dopo sullo stesso ring: vinse sulle 10 riprese il laziale. Jannilli confermò la superiorità su Poli due mesi dopo a Cagliari sulla stessa distanza. (pubblicato il 4 marzo 2016)

5 marzo

Locatelli, Secondo Successo Algerino
L’ex campione italiano dei pesi leggeri Cleto Locatelli, instancabile trionfatore sui quadrati di lingua francese, il 5 marzo 1932 si trovò per la seconda volta, a distanza di tre settimane, ad esibirsi nella città di Algeri, affrontando sulla distanza delle 10 riprese il più pesante belga Camille Desmedt, già sfidante europeo dei pesi welter. Locatelli, milanese d’adozione nato a Bellinzona, Svizzera, con il nome di Anacleto, dominò il confronto di quella sera, dimostrando di essere uno dei migliori fighter in circolazione nel vecchio continente. Quattro mesi dopo, infatti, vinse la corona europea, poi persa e riconquistata prima di salpare alla volta degli States, dove fece onore alla boxe italiana contro i migliori della sua epoca. Professionista dal 1926, Locatelli salì sul ring per l’ultima volta nel marzo del 1941 per disputare il confronto numero 159:100-40-18-1. (pubblicato il 5 marzo 2016)

6 marzo

Sanna, il sardo che vinse nel Massachusetts
Il peso leggero sardo Massimiliano Sanna, una volta sbarcato negli Stati Uniti d’America nella primavera del 1949, decise di farsi chiamare Massimo, nome corto e facile da pronunciare per gli americani. L’italiano abbreviò il nome ma allungò la serie di successi avviata nella sua regione due anni prima. Il 6 marzo 1950 si trovò a combattere per la quarta volta nella città di Holyoke, Massachusetts, dove provò a sbarrargli la strada il più esperto canadese Jean Richard, ex campione nazionale dei pesi piuma. Al termine delle 10 riprese Sanna non lasciò dubbi sulla superiorità mostrata contro il nordamericano ed ottenne il verdetto ai punti. L’italiano continuò a calcare il ring ancora per un anno, poi decise di abbandonarlo dopo 6 insuccessi contro 3 trionfi. Aveva combattuto in totale 46 volte: 36-8-1-1. (pubblicato il 6 marzo 2016)

7 marzo

Scarponi e Zamparini, due marchigiani a Varese
Il campione d’Italia dei pesi gallo Federico Scarponi, al rientro dalla seconda trasferta in Australia, fu chiamato a difendere il titolo nazionale contro il conterraneo Primo Zamparini. Il 7 marzo 1963 il confronto tra Scarponi di San Benedetto del Tronto, Ascoli Piceno, e Zamparini di Fabriano, Ancona, si svolse nella città lombarda di Varese. Scarponi vantava una maggiore esperienza professionistica, mentre Zamparini magnificava importanti medaglie guadagnate in campo dilettantistico. Lo scontro si concluse con il verdetto di parità al termine di 12 riprese. Scarponi continuò a combattere fino all’estate del 1965 quando dovette cedere la cintura italiana. Professionista dal settembre 1954, aveva compilato il record di 67 sfide: 41-21-4-1. Zamparini, a torso nudo dal settembre 1961, finì la carriera all’inizio del 1966, senza avere altre chance titolate, dopo 28 combattimenti: 16-6-6. (pubblicato il 7 marzo 2016)

8 marzo

Gavilan e Livio Minelli, replica a Boston
Il cubano Kid Gavilan, campione mondiale dei pesi welter, prima di puntare alla seconda cintura iridata contro il titolare dei medi Bobo Olson, volle collaudare il suo stato di forma contro uno dei pugili più accreditati della costa occidentale degli States, il lombardo Livio Minelli, ex campione europeo dei welter. Il lunedì 8 marzo 1954 a Boston, nel Massachusetts, i due si trovarono per una seconda sfida sulle 10 riprese. L’abile italiano, benché alla fine della carriera, si fece valere ancora una volta, obbligando il campione a combattere fino all’ultimo round prima di godere il risultato della vittoria. Nel match successivo Gavilan fallì la conquista mondiale dei medi e cedette anche la sua corona dei welter dopo 7 difese vittoriose. Il cubano salì sul ring dal 1943 al 1958 e compilò il palmares di 143 combattimenti: 108-30-5. Minelli, professionista dal dicembre 1943 al giugno 1955, si esibì 87 volte: 48-21-8. (pubblicato l'8 marzo 2016)

9 marzo

Laguna, seconda vittoria a Parigi
Il peso leggero panamense Ismael Laguna tornò a combattere nella capitale francese il 9 marzo 1964 contro il cubano Angel Robinson Garcia, campione senza corona, uno dei più attivi sul ring parigino. Laguna si era fatto apprezzare dai transalpini quattro mesi prima con un successo sul nigeriano Rafiu King, reduce dalla sfida mondiale. Il suo secondo viaggio a Parigi si concluse con una fiammante vittoria sul valente caraibico al termine delle 10 riprese, con grande soddisfazione per lo spettacolo offerto dai due protagonisti. Le qualità di Laguna vennero encomiate ancora di più l’anno seguente quando spodestò dal trono mondiale Carlos Ortiz. Persa la corona contro lo stesso portoricano, tornò a cingere nuovamente la cintura iridata nel 1970 a spese dell’americano Mando Ramos. Lo scozzese Ken Buchanan lo convinse a lasciare la boxe nel 1971 dopo averlo sconfitto per la seconda volta, titolo mondiale in palio. Aveva combattuto dal 1960 ed aveva partecipato a 75 sfide: 65-9-1. (pubblicato il 9 marzo 2016)

10 marzo

L’intelligenza di Rosenbloom contro la determinazione di Heuser
L’americano Maxie Rosenbloom, professionista dalla fine del 1923, divenne campione del mondo dei mediomassimi nell’estate del 1930, prima per la sigla NYSAC, poi universalmente riconosciuto. Per la sua quarta difesa del titolo fu ingaggiato il più giovane tedesco Adolf Heuser, meno esperto ma campione del vecchio continente. I due si trovarono di fronte il 10 marzo 1933 nel Madison Square Garden di New York. Rosembloom, privo di pugno piccante, era difficile da colpire ed amava combattere a distanza. Anche contro l’ambizioso sfidante europeo soprannominato “Bulldog del Reno”, il campione fece valere la sua boxe brillante aggiudicandosi il verdetto al termine delle 15 riprese. Persa la cintura l’anno seguente, alla successiva quarta difesa, "Slapsie" Maxie continuò a combattere fino al 1939, scrivendo un vero primato: 209 vittorie contro 39 sconfitte, 27 pareggi e 23 no decision, per un totale di 298 combattimenti. (pubblicato il 10 marzo 2016)

11 marzo

La rivalsa di Max Baer contro Tommy Farr
L’ex campione del mondo dei pesi massimi, l’eccentrico californiano Max Baer, vincitore di Primo Carnera, ma sconfitto a sorpresa da “Cinderella Man” Jim Braddock, continuò a mostrarsi bizzarro anche dopo, perdendo malamente contro Joe Louis e cedendo sulle 12 riprese a Londra contro il gallese Tommy Farr, fresco campione Britannico e dell’Impero della massima categoria. L’americano voleva una nuova chance mondiale ma l’ultima sconfitta rimediata in Inghilterra non gli concedeva alcuna possibilità. Forse l’unico modo era ottenere il retour match e ribaltare il risultato europeo. La rivincita tra Baer e Farrell, sconfitto intanto ai punti da Joe Louis e Jim Braddock, si svolse venerdì 11 marzo 1938 nel Madison Square Garden di New York. L’americano riscattò il verdetto londinese e vinse ai punti in 15 riprese; nonostante il convincente successo Baer non ebbe più l’opportunità di combattere per il titolo mondiale. Professionista dal 1929 chiuse la carriera nel 1941 dopo il secondo insuccesso contro Lou Nova. Aveva combattuto 80 volte: 67-13-0. (pubblicato l’11 marzo 2016)
 
12 marzo
 
Greco, conferma su Ferland per il titolo canadese
Il campione canadese dei pesi welter Johnny Greco, in carica dall’agosto del 1946, difese la sua cintura per la quinta volta il 12 marzo 1951 contro Gaby Ferland, alla sua prima sfida per il campionato nazionale, nel Forum di Montreal, Quebec. La rivalità tra i due pugili era nota nell’ambiente e lo scacco in sei riprese sofferto dal più giovane Ferland nel 1948 gridava vendetta per lo sconfitto. Nel secondo confronto, titolo nazionale in palio, il risultato diede ragione ancora una volta a Greco, che impiegò tre riprese in più del primo confronto per liquidare lo sfidante. La nascita di Greco, figlio di immigrati italiani, fu registrata a Montreal con il nume di Giuseppe Antonio Giovanni Greco. La popolarità del pugile italo-canadese, soprannominato "The Million Dollar Kid", finì tragicamente il 12 dicembre 1954, a 31 anni, per un fatale incidente stradale. Professionista dal giugno 1940 al novembre del suo ultimo anno di vita, disputò 102 combattimenti: 78-18-5-1. (pubblicato il 12 marzo 2016)
 
13 marzo
 
Doug Jones, notte da leggenda con Clay
Il fallito tentativo di conquistare il titolo mondiale dei pesi mediomassimi spinse Doug Jones a trovare nuovi stimoli tra i pesi massimi. Sconfitto prima del limite Zora Folley nella rivincita, accettò di misurarsi con il giovane imbattuto Cassius Clay, vincitore della medaglia d’oro alle olimpiadi di Roma del 1960. Il match con il “labbro di Louisville” si svolse il 13 marzo 1963 nel Madison Square Garden di New York sulla distanza delle 10 riprese. Le non trascurabili doti pugilistiche di Jones crearono diverse difficoltà al protetto di Angelo Dundee: nel secondo round finì sulle corde per effetto di un preciso destro al volto. Al termine del confronto il verdetto ai punti andò a Clay, tra i fischi del pubblico presente, che rivolse a Jones gli applausi del vincitore. Le agenzie di stampa specializzata si divisero: l’Associated Press valutò il combattimento 5-4-1 per Jones mentre la United Press International vide 6-3-1 per Clay. La rivista Ring Magazine attribuì alla sfida l’etichetta di combattimento dell’anno 1963. (pubblicato il 13 marzo 2016)
 
14 marzo
 
Tami Mauriello, la dinamite nei pugni
L’americano discendente da italiani Tami Mauriello iniziò la carriera professionistica nel luglio 1939 come peso medio e la terminò dieci anni dopo, nell’ottobre 1949, come peso massimo. Nella sua prima fase lo fermò solo l’ex campione del mondo dei medi Billy Soose. Due mesi dopo la prima sconfitta, ai punti sulle 10 riprese, lo misero di fronte a Steve Belloise, altro statunitense oriundo italiano, che aveva retto per due volte 15 riprese contro il campione del mondo Ken Overlin. Il 14 marzo 1941, sul ring del Madison Square Garden di New York, il potente Mauriello diede dimostrazione dell’effetto anestetico dei suoi pugni abbattendo Belloise a 2:59 del primo round. I due pugili avevano in comune il nome Stefano. Alla fine di quell’anno Mauriello sfidò due volte il campione mondiale mediomassimi Gus Lesnevich, cedendo dopo 15 tempi. Nel 1946 "The Bronx Barkeep" Mauriello puntò alla corona di Joe Louis ma non andò oltre il primo round. Chiusa l’attività con il record di 96 confronti (82-13-1) e si dedicò al cinema. (pubblicato il 14 marzo 2016)
 
15 marzo
 
La serata propizia di Mario Dobrez
Dopo appena 21 mesi dal debutto professionistico il giovane Mario Dobrez, peso medio di Fiume, si trovò sfidante al titolo italiano della sua categoria, avversario del celebrato Leone Jacovacci, ex campione europeo, con oltre 10 anni di anni di attività a torso nudo e 140 combattimenti alle spalle. Dobrez poteva contare su una esperienza molto ridotta, frutto di 17 confronti professionali. Eppure quel sabato 15 marzo 1930, nella città di Trieste, lo sfidante si impegnò fino allo spasimo per dimostrarsi all’altezza dell’onere di combattere per il campionato nazionale, a due mesi dal suo 22mo compleanno, contro il maturo avversario. Il risultato di parità deciso al termine delle 15 riprese ripagò Dobrez per il coraggio mostrato e la condotta avuta verso il campione. La carriera di Dobrez, iniziata nel luglio 1928, si concluse nel febbraio 1938 dopo 50 duelli: 31-11-8. (pubblicato il 15 marzo 2016)
 
16 marzo
 
La certezza di Leslie Stewart
Dopo due anni di professionismo il mediomassimo caraibico Leslie Stewart era in ricerca di ingaggi fuori dal suo territorio nazionale di Trinidad e Tobago. In questo modo poteva dimostrare di possedere i requisiti per scalare le classifiche mondiali. Così il 16 marzo 1984, nella capitale di Port-of-Spain, lo opposero allo statunitense Larry Lane – omonimo di un connazionale peso massimo attivo negli anni ’30-40 – per accertare le sue prerogative. Al termine delle 10 riprese Stewart ottenne la vittoria numero 11 e convinse gli americani a scommettere sulle sue qualità. In seguito dimostrò con i fatti le sue virtù arrivando al titolo mondiale: perse la prima chance nel 1986 ma si rifece l’anno seguente, conquistando la cintura mondiale WBA. Anche quando rimase senza titolo iridato non abbandonò l’orbita mondiale, disputando altre due sfide con i migliori della sua epoca. Professionista dal gennaio 1982 si ritirò nello stesso mese del 2000, dopo 43 combattimenti: 31-12-0. (pubblicato il 16 marzo 2016)
 
17 marzo
 
Buona la terza per Freddie Little
Il professore Freddie Little, americano di colore originario del Mississippi, dopo i vani tentati di conquistare la corona mondiale dei medi jr con Ki Soo Kim (sconfitto ai punti in 15 riprese) e con Sandro Mazzinghi (no contest all’ottavo round), il 17 marzo 1969 ebbe la sua terza chance iridata, per il titolo vacante, contro il connazionale Stanley Hayward, alla prima sfida mondiale. Sul ring di Las Vegas la superiorità del "Professor" Little su "Kitten" Hayward, più giovane di tre anni, fu riconosciuta ampiamente al termine delle 15 riprese. Il neo campione difese la cintura mondiale due volte, in Giappone contro Hisao Minami (KO-2) ed in Germania con il tedesco Gerhard Piaskowy (W-15), prima di cederla nel luglio del 1970, dopo 15 riprese, all’italiano Carmelo Bossi, sconfitto otto mesi prima per ferita. Little continuò a calcare il ring con successo fino al luglio 1972 quando, a 36 anni compiuti, decise di lasciare l’attività iniziata nell’aprile del 1957. Aveva combattuto 58 sfide: 51-6-0-1 NC. (pubblicato il 17 marzo 2016)
 
18 marzo
 
Bepi Ros, tre volte campione d’Italia
Il peso massimo trevigiano Bepi Ros, medaglia di bronzo alle olimpiadi di Tokyo del 1964, dopo aver conquistato da professionista il titolo italiano due volte ed averlo ceduto sempre alla prima difesa, il 18 marzo 1972 ebbe la terza occasione di riconquistare la cintura nazionale della massima divisione di peso. Campione in carica era il guardia destra bresciano Armando Zanini, quattro anni più giovane di lui. Il veneto Ros iniziò quell’anno con una disarmante performance che non diede scampo al lombardo e lo costrinse a desistere al termine della settima ripresa. Diventato campione italiano per la terza, volta difese con successo la cintura contro i due principali rivali dell’epoca, Dante Canè e Mario Baruzzi, contro i quali si era misurato in precedenza, vincendo e perdendo con entrambi. Continuò la serie positiva anche l’anno seguente, quando ottenne la chance per il titolo EBU contro l’inglese di origine ungherese Joe Bugner. Nel dicembre 1976 chiuse la carriera iniziata nel marzo 1965, dopo aver sostenuto 60 combattimenti: 42-16-2. (pubblicato il 18 marzo 2016)

19 marzo

Musina, l’unico italiano vincitore di Carnera

Uno dei migliori dilettanti degli anni ’30, vincitore di due campionati italiani ed altrettanti europei tra i mediomassimi, fu Luigi Musina di Gorizia, affermatosi anche come professionista con il titolo italiano dei pesi massimi, la cintura europea dei mediomassimi e quella nazionale della stessa categoria. Il 19 marzo 1946 il goriziano, professionista dall’aprile 1940, si trovò per la seconda volta sul ring contro l’ex campione del mondo Primo Carnera di Sequals, allora provincia di Udine, pure del Friuli-Venezia Giulia, sua Regione. Quella sera sul ring di Trieste il combattimento durò 8 riprese – diversamente da come era accaduto quattro mesi prima a Milano, dove “the ambling Alp” era stato fermato nel settimo round – e la vittoria andò ancora una volta a Musina con verdetto ai punti. Due mesi dopo Gorizia ospitò la terza sfida tra i due, goduta nuovamente da Musina con decisione ai punti in 8 tempi. Musina chiuse con il pugilato nel luglio dell’anno seguente dopo 53 combattimenti: 38-10-5. (pubblicato il 19 marzo 2016)

20 marzo

Sperati e Riccardi per il titolo italiano
Alla fine del 1967 il cagliaritano Franco Sperati successe a Tore Burruni al comando del titolo italiano dei pesi mosca, conquistando la vacante cintura per ferita di Vittorio Riccardi, nato in provincia di Pesaro ma trapiantato in Francia. Il 20 marzo 1968 Sperati concesse la rivincita a Riccardi, sul ring di Pesaro, e si confermò campione nazionale con verdetto ai punti deciso al termine delle 12 riprese. Sperati, professionista dal marzo 1966, abbandonò l’attività agonistica dopo il terzo fallito tentativo europeo nel giugno 1976. Complessivamente vinse 4 volte il titolo italiano, per il quale disputò in totale 13 sfide. Il suo palmares sommò 44 confronti: 33-9-2. La carriera a torso nudo di Riccardi, iniziata in Francia nel gennaio 1964, si concluse oltralpe nell’aprile 1971 dopo aver compilato il record di 25 combattimenti: 9-13-3. Le sue uniche apparizioni italiane furono dovute alle due sfide per il campionato tricolore. (pubblicato il 20 marzo 2016)

21 marzo

Luis Manuel Rodriguez, campione del mondo
Il cubano Luis Manuel Rodriguez, campione nazionale dei pesi welter, noto negli ambienti pugilistici con il nomignolo “el feo” per i suoi lineamenti grossolani, lasciò la sua isola dopo la rivoluzione castrista per continuare a praticare il pugilato professionistico negli Stati Uniti. Ottenuta la chance mondiale delle 147-libbre, il 21 marzo 1963 a Los Angeles, California, spodestò Emile Griffith – anch’egli proveniente dai Caraibi, essendo nato nelle Isole Vergini – con verdetto deciso dopo 15 riprese. Rodriguez riscattò l’insuccesso avuto a New York alla fine del 1960, ma dopo 79 giorni dovette cedere la cintura allo stesso Griffith, contro il quale perse anche la quarta sfida combattuta l’anno seguente. Il cubano chiuse la carriera nell’aprile 1972 sul ring di Montreal combattendo come peso medio, categoria nella quale tentò di detronizzare Nino Benvenuti nel novembre 1969, quando rimase fulminato dal gancio sinistro dell’italiano. Rodriguez iniziò a torso nudo nel giugno 1956 e continuò fino al combattimento numero 121: 107-13-0-1 NC. (pubblicato il 21 marzo 2016)
 
22 marzo
 
Visintin, primo campione italiano medi jr
La categoria dei pesi medi jr fu inaugurata in Italia il 22 marzo 1963 da Bruno Visintin e Fabio Bettini, romano di nascita formatosi in Francia. Sul ring del Palazzo dello Sport di Roma il combattimento durò 12 riprese, al termine delle quali la vittoria fu assegnata al ligure Visintin, primo campione italiano della nuova divisione di peso. Lo spezzino tra i dilettanti era stato due volte campione d’Italia (nel 1950 tra i piuma e nel 1952 come superleggero), campione d’Europa nel 1951 tra i leggeri e medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Helsinki del 1952 nei superleggeri; come professionista aveva conquistato i titoli nazionali dei leggeri e dei welter. Nella nuova categoria Visintin divenne campione continentale nel maggio del 1964 e difese il titolo con cinque vittorie, quattro delle quali all’estero (Francia, Danimarca, Lussemburgo e Germania), prima di cederlo nel secondo ingaggio danese, quando rimase senza gli stimoli necessari per continuare la pratica sportiva. La sua brillante carriera, iniziata nel settembre 1952 e conclusasi il primo dell’anno 1966, lo portò sul ring 90 volte: 78-9-1-1 NC. (pubblicato il 22 marzo 2016)
 
23 marzo
 
Tamagnini batte Young Perez
Uno dei “tre moschettieri” vincitore della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Amsterdam del 1928 fu Vittorio Tamagnini di Civitavecchia, nei pesi gallo, categoria nella quale aveva ottenuto la vittoria ai campionati italiani. Passato professionista nel giugno 1929, il laziale mostrò grandi doti pugilistiche conquistando 17 mesi dopo il titolo nazionale nei pesi piuma. Fallito l’assalto al titolo europeo nel giugno 1931, continuò a vincere contro i migliori di quegli anni. Il 23 marzo 1932 Tamagnini venne presentato per la terza volta al competente pubblico di Parigi, come avversario dell’idolo locale Victor Young Perez, ebreo tunisino, ex campione mondiale dei pesi mosca. Il civitavecchiese non si fece tradire dalla fama risonante del suo avversario e lasciò il ring da trionfatore dopo 10 emozionanti riprese. Perduto il secondo tentativo continentale dei pesi piuma nel 1935, si rifece l’anno seguente nella categoria dei pesi leggeri. Lasciò la boxe alla vigilia della seconda guerra mondiale e ritornò a combattere l’ultimo match nel settembre 1945. Chiuse con il record di 65 confronti: 47-11-6-1 NC. (pubblicato il 23 marzo 2016)
 
24 marzo
 
La rivincita di Cooper a Bodell
Il più amato peso massimo del Regno Unito fu Henry Cooper, rimasto popolare anche dopo il ritiro dalle scene pugilistiche. Professionista dal settembre 1954, fece scrivere pagine memorabili alla stampa specializzata del suo Paese. Dominatore in Patria dal 1959, il 24 marzo 1970 Cooper diede la rivincita al connazionale Jack Bodell, sconfitto tre anni prima nel secondo round. Nel nuovo confronto Cooper, ex campione d’Europa per due volte, tolse a Bodell la cintura Britannica e mantenne il titolo dell’Impero Britannico dopo 15 riprese. Nello stesso anno ottenne dalla BBC il premio come personalità dell’anno, riconoscimento già ottenuto nel 1967. Avversario dei più grandi pugili della sua epoca e sfidante al titolo mondiale, Cooper, coniugato con una italiana, si ritirò l’anno seguente dopo l’insuccesso contro il giovanissimo Joe Bugner, inglese di origine ungherese, che gli costò anche la sua terza cintura europea. Aveva sostenuto 55 sfide: 40-14-1. La notorietà di Cooper lo portò ad avere altri riconoscimenti: il titolo di Baronetto e l’appellativo di “Sir” oltre alle onorificenze MBE (Most Excellent Order of the British Empire) attribuito dal Sovrano e KSG (Ordo Sancti Gregorii Magni) assegnato dal Papa. (pubblicato il 24 marzo 2016)
 
25 marzo
 
La vigilia mondiale di Cerdan
Il francese Marcel Cerdan, al ritorno dalla quarta vittoriosa trasferta statunitense ed in vista della terza difesa del titolo europeo dei pesi medi, si presentò ai suoi sostenitori parigini la sera del 25 marzo 1948, per un confronto sulle dieci riprese con il guardia destra Lucien Krawczyk, connazionale di origine polacca. Per quel match il trionfo s’imponeva come un comando: battere l’avversario per avvalorare la chance mondiale che le sue convincenti prestazioni americane avvicinavano sempre più. Quella sera Cerdan vinse e convinse. Non ci riuscì due mesi dopo, quando cedette il primato continentale al belga Cyrille Delannoit sul ring di Bruxelles. Ripresosi il titolo in luglio, sullo stesso ring, tornò ad accarezzare l’idea di confrontarsi con il campione del mondo, il picchiatore Tony Zale, reduce dal trittico con Tony Graziano. Il transalpino di origine algerina non sprecò la chance mondiale che arrivò nel settembre di quell’anno e demolì il difficile americano in undici riprese. Lasciata la cintura mondiale a Jake LaMotta nel giugno del 1949, non poté disputare il programmato riscatto a causa del maligno destino che gli strappò la vita in un fatale incidente aereo. Aveva realizzato uno straordinario palmares di 115 incontri: 111-4-0. (pubblicato il 25 marzo 2016)
 
26 marzo
 
Blair Richardson, una breve ma intensa esistenza
Il canadese Blair Richardson, neo-professionista nel luglio 1956, alla tenera età adolescenziale di 15 primavere, si fece notare ben presto a livello nordamericano fino a conquistare la cintura nazionale dei pesi medi, al secondo tentativo, avvenuta all’età di 21 anni. Dopo le tre vittoriose difese del titolo canadese, il biondo Richardson rimase vittima del più esperto Gomeo Brennan, coloured di Bahamas trapiantato a Miami Beach, Florida, per il titolo British Empire delle 160-libbre. La sera del  26 marzo 1966 il canadese si rifece su Brennan con una convincente vittoria ai punti sulle 15 riprese e la conquista della cintura dell’Impero Britannico dei pesi medi. Ricardson lasciò la boxe nel luglio successivo, dopo il pari sulle 10 riprese ottenuto con il cubano Isaac Logart – conosciuto in Italia come avversario di Bruno Visintin, Nino Benvenuti e Sandro Mazzinghi – con il record di 52 incontri: 45-5-2. Appesi i guantoni, Richardson si trasferì a Boston, negli States, dove aveva studiato per conseguire la laurea in comunicazione e dove morì prematuramente nel 1971 a causa di un tumore al cervello. (pubblicato il 26 marzo 2016)
 
27 marzo
 
Brian Mitchell, prima difesa mondiale in Portorico
Uno dei pochi pugili in grado di rimanere imbattuto durante gli anni di governo mondiale fu il sudafricano Brian Mitchell. Questi, divenuto titolare della cintura WBA leggeri jr nel settembre 1986, sostenne la prima difesa il 27 marzo 1987 a San Juan, capitale di Portorico, contro il locale Jose Rivera, alla sua prima chance iridata. Il match arrivò al termine delle 15 riprese ed il sudafricano salvò la corona con il risultato di parità. Mitchell, professionista dal settembre 1981, arrivò alla conquista del titolo mondiale dopo aver posseduto la cintura sudafricana: superò 9 confronti titolati dall’aprile 1983 al giugno 1986, lasciandola vacante per agguantare quella iridata. Il sudafricano indossò la cintura mondiale sul ring amico di Sun City, imponendo al panamense Alfredo Layne una sconfitta nel decimo tempo. La sua salita al trono non fu sostenuta dalla politica dell’ente mondiale, scelta che non gli permise di difendere la corona nel suo Sudafrica a causa della sua nazionalità. Erano gli ultimi anni dell'apartheid ed il sistema internazionale che combatteva la separazione razziale sostenne la scelta dell’organismo mondiale. Mitchell non si perse d’animo ed accettò tutte le sfide tese a spodestarlo. Con la trasferta portoricana inaugurò la lunga stagione di difese all’estero, sommando complessivamente 13 confronti, con 11 trionfi e 2 risultati di parità. A Panama obbligò alla sconfitta prima del limite il locale Francisco Fernandez, in Francia superò ai punti il transalpino Daniel Londas, in Italia fermò Salvatore Curcetti, in Spagna sconfisse ancora una volta ai punti il portoricano Jose Rivera, lo stesso fece in Inghilterra vinse sul londinese Jim McDonnell, in Italia s’impose anzitempo al napoletano Salvatore Bottiglieri e per decisione tecnica allo statunitense Jackie Beard, negli Stati Uniti arrestò l’ascesa dell’americano Irving Mitchell, in Italia sconfisse sulla massima distanza gli statunitensi Jackie Beard – per la seconda volta – e Frankie Mitchell, in USA pareggiò con il campione IBF Tony Lopez, che superò nel secondo incontro, quando gli tolse il titolo IBF. Durante quegli anni difficili Mitchell salì su un ring sudafricano solo tre volte, senza titolo in palio, per la soddisfazione dei suoi connazionali. Dopo la conquista della seconda cintura iridata, avvenuta nel settembre 1991, decise di lasciare la boxe ed il titolo di campione del mondo. Dopo due anni d’inattività, Mitchell tornò a combattere nel novembre 1994, ottenendo una vittoria anzitempo. Salì sul ring per un nuovo successo nell’aprile 1995. Lasciò la boxe con il record di 49 incontri: 45-1-3. (pubblicato il 27 marzo 2016)
 
28 marzo 
 
Tontini si afferma su Pancani e guarda all’Europa
Il laziale Renato Tontini si trovò ad essere campione italiano dei pesi mediomassimi nel periodo in cui in Europea si cercava il successore di Freddie Mills. In attesa di avere la chance continentale Tontini mise in palio il suo titolo nazionale contro il toscano Giuliano Pancani, ex titolare della stessa corona, che aveva superato in precedenza per ferita. Il 27 marzo 1949 il combattimento si svolse a Ferrara, dove Pancani dieci anni prima aveva vinto i campionati assoluti dilettanti. Nella città estense Tontini si affermò per fuori combattimento nella decima ripresa, mantenne il titolo italiano e confermò l’aspirazione alla sfida per il vacante campionato del vecchio continente. Nel luglio seguente il pugile originario di Anzio, Roma, sbarcò ad Algeri per contendere la vacante cintura europea al locale Albert Yvel – suo vincitore ai punti in 10 riprese 11 mesi prima, nella stessa città – ma venne squalificato nel decimo tempo. Tontini provò a conquistante la corona continentale nel luglio 1953, a Roma, ma venne sconfitto al termine delle 15 riprese dal franco-armeno Jacques Hairabedian, con il quale aveva riportato un no-contest in Turchia due anni prima. La carriera di Tontini, iniziata nel 1944, si concluse nel 1955 dopo 46 combattimenti: 27-14-4-1. (pubblicato il 28 marzo 2016)
 
29 marzo 
 
Licata, . . .
Il pugilato italiano degli anni ’70 si era arricchito di molte presenze straniere, con alcuni che vantavano addirittura discendenze italiane. Uno di essi fu il peso medio Tony Licata, nato a New Orleans, Louisiana, da padre italiano e madre cinese, che gli aveva trasfuso i lineamenti asiatici. L’italo-americano, reduce dall’efficace prova contro l’ex campione del mondo Emile Griffith, trionfatore tra i welter, medi jr e medi, debuttò in Italia il 29 marzo 1974. L’imbattuto Licata si esibì a Roma contro Roy McMillan, statunitense di Toledo, Ohio, e sfoderò la sua classe pugilistica sulla distanza delle 10 riprese. Licata tornò in Italiana l’anno seguente: a Milano affrontò l’argentino Ramon Mendez – reduce dalla sconfitta per mani di Vito Antuofermo – che gli fu preferito dai giudici al termine delle 10 riprese. Un mese dopo, nella sua città, Licata preparò la sfida a Carlos Monzon, ricambiando al sudamericano Mendez il verdetto ai punti. Ma, nella sfida mondiale Wba, la sua eleganza non bastò a frenare la brutale boxe di Monzon – campione dal novembre 1971 con 10 difese vittoriose alle spalle –  e nel decimo round consumò l’ultimo atto della sua eroica sfida al campionissimo di Santa Fe. Le vicende professionistiche di Licata, iniziate nel maggio 1969, si conclusero nel giugno 1980, dopo 72 confronti: 61-7-4. Morì nel 2008, a 56 anni, par attacco cardiaco. (pubblicato il 29 marzo 2016)
 
30 marzo
 
Rottoli, campione in due categorie
Il bergamasco Angelo Rottoli passò professionista nel dicembre 1981 come peso massimo e nel giro di due anni divenne campione italiano. Per la prima difesa si trovò di fronte il brindisino Guido Trane, già sfidante al titolo in una infausta serata consumata nella sua città. Il 30 marzo 1984 a Bergamo il campione sfruttò il suo maggiore allungo per fronteggiare il turbinoso pugliese, superato in precedenza sulle otto riprese, nella stessa città. Il risultato deciso al termine delle 12 riprese premiò il pugile locale. Dopo un’altra difesa, conclusasi prima del limite, alla fine dello stesso anno Rottoli dovette affrontare nuovamente Trane, sempre a Bergamo, mantenendo la cintura nazionale con il risultato di parità. Il lombardo decise di scendere di peso dopo il terzo confronto con il brindisino, svoltosi l’anno seguente e vinto ancora ai punti. Nei massimi-leggeri arrivò a competere per il campionato mondiale Wbc perdendo per ferita contro il portoricano Carlos De Leon. Rimase tra i cruiser fino a conquistare la cintura europea, che dovette cedere alla prima difesa. Rottoli fece ancora un match nell’aprile 1990, la cui sconfitta lo portò a chiudere la carriera. Aveva combattuto 34 volte: 29-3-2. (pubblicato il 30 marzo)
 
31 marzo
 
Pesi mosca d’Italia, una faccenda tra romani
La storia dei campionati italiani dei pesi mosca annovera alcune sfide tra laziali. La prima, avvenuta a Roma il 31 marzo 1927, vide il campione Orlando Magliozzi, originario di Anzio, mettere in palio la sua cintura contro il romano Giovanni Sili. In quegli anni i confronti per i titoli nazionali avvenivano sulla distanza delle 15 riprese. La sfida tra i due arrivò fino all’ultimo round ed il verdetto fu di parità. A Sili toccò la vacante cintura quando Magliozzi venne dichiarato decaduto perché impossibilitato a difendere la corona. Nella seconda difesa utile Sili vinse ai punti su Magliozzi; Sili fece un’altra difesa che si concluse con il risultato nullo contro l’altro romano Mario Varani, poi emigrò negli States ed al suo ritorno in Patria continuò a combattere, molte volte all’estero, senza avere altre opportunità per il titolo italiano. Magliozzi tornò a conquistare la cintura nazionale, togliendola ad un altro laziale, Vincenzo Savo di Velletri, sulla distanza delle 15 riprese, per poi abbandonarla a causa del peso. Dei quattro laziali campioni d’Italia dei pesi mosca solo Savo ebbe la chance per il titolo europeo, perdendo a Manchester, Inghilterra contro il locale Jackie Brown. (pubblicato il 31 marzo 2016)
 
 
 

 

 

 

 

 

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