Tra IMigliori Pesi Piuma ItalianiDa alcuni giorni è venuto a mancare uno dei migliori pesi piuma che l'Italia abbia potuto annoverare. Parliamo del campano Elio Cotena. È doveroso ricordarlo e lo vogliamo fare riportare uno scritto di Pietro Anselmi che lo collocaal sesto posto dei migliori italiani che hanno militato nella categoria dei pesi piuma. Lo scranno numero sei va ad Elio Cotena. Il napoletano lo possiamo tranquillamente porre tra i grandi della categoria. La sua confidenza con i titoli iniziava da dilettante con la conquista della maglia tricolore nel 1966 a Genova e a Napoli l’anno dopo. A Tunisi nel 1967 vinceva i Giochi del Mediterraneo e partecipava alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968. In quegli anni difese la casacca azzurra per otto volte senza subire sconfitte. Persona semplice e schiva, dopo cento mestieri, Cotena si dedicava al pugilato per uscire dai bassi e dalle ristrettezze. Con un simile curriculum si affacciava al professionismo dove, malgrado la poca potenza dei suoi pugni, la sua velocità e continuità di esecuzione, unite a doti di fondo non comuni, avevano modo di rifulgere. Due anni di vittorie lo portarono una prima volta a contatto del titolo italiano e, forse sottovalutando l’avversario Civardi di Piacenza, veniva battuto. Non si faceva sfuggire la seconda opportunità e a Torino toglieva il titolo italiano al nuovo detentore Giovanni Girgenti. Disputava un match intelligente attuando la sua tattica preferita, toccare ed uscire repentinamente, sfruttando la sua maggiore velocità, onde evitare la reazione dell’avversario. Vittoria netta su un grande competitore. In poco più di un anno difese il titolo per sei volte prima di abbandonarlo per tentare la conquista dell’europeo. Dapprima a Lignano Sabbiadoro un sofferto pareggio con Nevio Carbi, indi a Genova respingeva facilmente Giovanni Girgenti; con Enzo Farinelli a Ferrara il match è stato duro ed equilibrato mentre a Montagnana il successo su Bruno Pieracci fu ottenuto con largo margine di punti; a Napoli nel giugno del 1973 manteneva la corona per squalifica di Ambrogio Mariani, mentre in agosto, due mesi dopo, era ancora Bruno Pieracci a sottostare al campione per ferita al quinto round. Chiuso il capitolo a livello nazionale allo stesso modo cominciava quello in Europa: falliva il primo assalto a Saragozza contro il detentore José Antonio Jimenez, un gitano scorretto e permaloso. Ad un minuto dalla fine del match, praticamente vinto, una gomitata al mento non rilevata dall’arbitro Neuhold, lo poneva fuori combattimento. Prontamente il manager Agostino sporgeva reclamo; il verdetto non cambiava ma Cotena rimaneva sfidante ufficiale. Il 12 febbraio 1975 a Napoli si prese una sonante rivincita. Il suo inesauribile ritmo e la continuità con cui portava colpi in serie stroncavano la resistenza dello spagnolo costretto a subire un’autentica lezione di boxe. All’undicesimo round, piegato in due da potenti montanti al corpo, Jimenez veniva fermato dall’arbitro ed Elio Cotena aveva la soddisfazione di conquistare il titolo europeo, nella sua città, settimo italiano di sempre. Il napoletano a trent’anni palesava una maturità straordinaria che lo portava ad acquisire una potenza mai goduta in precedenza ed era questo il momento più felice di tutta la sua carriera. Due mesi più tardi, sempre nella città del Golfo era un altro spagnolo, Rodolfo Sanchez, ad essere respinto. Il combattimento sul filo del pareggio per una buona metà del tempo, trovava il suo dominatore nelle riprese finali per un indubbio successo. Il francese Michel Lefebvre a Cefalù, in Sicilia, si trovava di fronte ad uno spietato campione. Questi dopo aver lasciato sfogare il transalpino nella prima metà del confronto, infittiva le sue azioni con violente e precise scariche. Al dodicesimo round Lefebvre, sfinito. non si rialzava dallo sgabello. Il suo capolavoro Cotena lo compiva alla York Halle di Londra. Qui Vernon Sollas veniva dato sicuro vincitore. Infatti lo svolgimento del match avallava questa sicurezza degli inglesi. Fino al decimo round lo sfidante (soprannominato il giovane Mohammed Alì) gli fu superiore in tutto, alla corta e alla lunga distanza, nei corpo a corpo, ed il titolo gli stava scivolando dalle mani per approdare nella terra di Albione. Improvvisamente il napoletano usciva dal suo letargo alla dodicesima ripresa, innestava il suo ritmo e nel round successivo accadeva l’incredibile. Sollas accusava una serie al corpo. Cotena se ne accorgeva subito, non mollava la preda sballotandola per tutto il ring. Il minuto d’intervallo non bastava al britannico per recuperare. A quel punto il campione sentiva di potercela fare. Riprendeva a ritmo infernale con un interminabile attacco. Sollas cadeva una prima volta al tappeto, si rialzava ma una nuova interminabile scarica lo gettava sulle corde dove lo raggiungeva lo stop dell’arbitro. Fu un trionfo per lui e per la decina di italiani presenti che in quel momento sembravano centinaia, perché all’atto dello stop, il mulatto scozzese era dato ancora in vantaggio. A fare le spese di questa nuova dimensione del campione di Napoli fu tre mesi dopo il vecchio Nevio Carbi. I due avevano pareggiato un confronto per il titolo italiano anni prima, ma questa volta a Trieste la generosità dello sfidante non bastava ad arginare la superiore classe e maturità del campione che prevaleva alla dodicesima ripresa. Carbi, sottoposto ad una valanga di colpi, stanco e ferito, barcollava, cadeva al tappeto e dopo essersi rialzato l’arbitro faceva cessare la lotta ormai impari. Purtroppo la sua splendida avventura doveva finire nel dicembre del 1976. A Madrid successero cose poco chiare. Alla pesatura ufficiale era “sopra” di 746 grammi (poco prima si era pesato in albergo e tutto era a posto) e fu costretto seduta stante ad una lunga sauna che lo debilitava notevolmente. Nonostante ciò fino all’undicesima ripresa il match con Pedro “Nino” Jimenez era ancora saldamente nelle sue mani, ma una improvvisa la stanchezza fece capolino. Un duro destro al volto doppiato lo costringevano al conteggio; nel round successivo colpito ancora una volta tornava al tappeto ed il suo manager gettava la spugna. Persa la corona di campione d’Europa passava nella categoria dei superpiuma e dopo pochi incontri sfidava il campione d’Europa Natale Vezzoli che da un paio d’anni dominava la categoria. A Brescia, dopo un aspro combattimento terminarono praticamente alla pari sulle quindici riprese, ma una split-decision lo diede perdente. Cotena disputava ancora in solo combattimento e lasciava le dure battaglie del ring. Ma non si allontanava dal mondo della boxe e nel marzo del 1980 firmava la sua prima riunione come organizzatore, lasciando un segno indelebile anche in questa nuova e difficile professione. Pietro Anselmi
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