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MAYWEATHER MONARCA DEI WELTER

 

 

Vittoria ampia contro Pacquiao

Las Vegas, Nevada, USA, 2 maggio 2015 – La vittoria ai punti riconosciuta a Floyd Mayweather al termine del confronto con il filippino Manny Pacquiao ha stabilito in modo equivocabile che l’americano di Grand Rapids, Michigan, è il numero uno in assoluto. Con le cinture WBA super-champ, WBC e WBO (tolta all’asiatico) dei pesi welter, oltre al titolo WBA super-champ della categoria più pesante dei superwelter, può essere definito campione del mondo unificato (anche se gli manca l’alloro Ibf – già posseduto – oggi nelle mani nell’inglese Kell Brook), il miglior pugile pound-for-pound e re della boxe di questa era. Dopo 12 riprese “Pretty Boy” Mayweather è stato riconosciuto all’unanimità superiore a Pacquiao con questi cartellini: 118-110 di Dave Moretti e due 116-112 compilati rispettivamente da Burt A.Clements e Glenn Feldman. I dati diffusi da CompuBox confortano i referti dei giudici:  il vincitore ha scagliato più colpi del suo avversario, 435 contro 429; ha colpito maggiormente con 148 contro 81; la percentuale a vantaggio dello statunitense è stata del 34% mentre quella a favore del filippino del 19%.

Photo by Al Bello/Getty Images
 
Non ci sono stati atterramenti nonostante la carica agonistica dei due partecipanti; lo svolgimento del match ha confermato come il confronto sia avvenuto con qualche anno di ritardo rispetto alle migliori condizioni psico-fisiche dei due contendenti. L’americano ha usato la solita velocità d’esecuzione accompagnata dai veloci movimenti sulle gambe e sul tronco per evitare la pressione del filippino. Comunque, nel complesso, è mancata quella fiammata che contrassegnava qualche anno fa le migliori qualità dei due contendenti. In un confronto così elevato di aspettative Mayweather avrebbe saputo approfittare maggiormente delle indecisioni avversarie, mentre Pacquiao sarebbe entrato con più incisività nelle trame difensive nemiche. È vero che la cocente sconfitta contro il messicano Juan Manuel Marquez ha ammorbidito il temperamento del filippino ma è altrettanto vero che l’avanzamento dell’età ha contribuito ad addolcire un poco il carattere bellicoso che lo ha portato tanto in alto. Alla fine, comparazione a parte, il match è stato piacevole per il calore che hanno saputo infondere e per lo spettacolo offerto. Ci sentiamo comunque di dire che il confronto non ha rispettato i contenuti che si accompagnano all’altolocata etichetta “match del secolo” che i più hanno voluto attribuire al combattimento in sede di vigilia. Da ciò che è avvenuto sul ring americano le autorevoli allocuzioni declamate nel periodo di veglia dell’evento appaiono una vera e propria esagerazione. Aver organizzato il combattimento tra lo statunitense ed il filippino ha favorito la lievitazione di tutti quei fenomeni da record che hanno gonfiato il volume d’affari ed i relativi profitti, a vantaggio dei due attori ma soprattutto di tutto il sistema organizzativo e mediatico che ha innescato l’evento.
Ripercorrendo la storia del confronto, l’americano ha aperto la scena nel primo round con la sua strategia tecnica che ha tenuto lontano l’ avversario: pochi colpi e buon movimento sulle gambe per confermare i favori del pronostico ed ottenere l’appoggio dei giudici. Così anche nella seconda ripresa con Pacquiao poco abile ad affondare i colpi, massimamente quando aveva il concorrente all’angolo. Il mancino filippino ha migliorato l’organizzazione delle sue azioni nella terza frazione anche se l’imprecisione ha contenuto l’efficacia del suo vigore. Sul finire di un quarto round di stasi un preciso sinistro di Pacquiao si è stato in pieno visto e la strategia difensiva di Mayweather è diventata ancor più accorta. Nella quinta ripresa l’americano ha ripreso a tenere sotto controllo l’avanzata dell’avversario, azionando le leve per colpire di rimessa e continuare ad arretrare. Il filippino si è rifatto sotto nel sesto assalto con intenzioni bellicose culminate con alcuni colpi influenti. Pacquiao ha rallentato la presa nelle due frazioni successive, mostrandosi più avveduto nella tattica e controllato nei guizzi di attacco. In queste fasi l’azione dell’americano è stata ancor più giudiziosa: pochi colpi, veloci e precisi per affermare la sua prevalenza quel tanto che basta per non eccedere ed incorrere in passi falsi. Il filippino è stato al gioco senza patire un’eccessiva supremazia. Nella nona e decima ripresa Mayweather, 38 anni dal febbraio passato, ha ripreso il movimento sulle gambe per portarsi fuori misura dall’avanzata avversaria, che appariva comunque inconsistente nel contesto del match. Di fronte alla velocità dell’americano occorreva una marcia in più alla macchina da pugni di Pacquiao. Negli ultimi due round la tecnica elegante di Mayweather ha disattivato i contenitori di polvere da sparo che il filippino ha serbato per la fase finale. Alla fine Pacquiao, 36 anni compiuti lo scorso dicembre, è apparso disarmato e soccombente, sicuramente appagato, anche se confitto, per la conclusione ai punti.
Mayweather Jr è rimasto imperatore incontrastato del suo regno mondiale, imbattuto con 48 trionfi (26 prima del limite), ad un passo dall’eguagliare l’ammirabile record di Rocky Marciano che chiuse la carriera nel 1955 con 49 successi su altrettanti combattimenti. Professionista dal 1996 ha conquistato cinture mondiali in 5 divisioni di peso: superpiuma WBC, Leggeri WBC, superleggeri WBC, welter IBF, IBA e IBO, WBC, WBA super-champ e WBO, superwelter WBA super-champ.
Pacquiao, professionista dal 1995, ha conosciuto l’insuccesso numero 6 a fronte di 57 trionfi (38 anzitempo) e 2 risultati di parità. È stato campione mondiale in 5 categorie di peso: WBC mosca, IBF e WBO supergallo, WBC superpiuma e leggeri, WBO e WBC welter.

LOMACHENKO MONDIALE DI VALORE

L’ucraino Vasyl Lomachenko, guardia destra di 27 anni, ha disposto in modo facile del portoricano Gamalier Rodriguez, 28 anni, quando ha messo in palio per la seconda volta la sua cintura WBO dei pesi piuma.
 
Vasyl Lomachenko attacca Gamalier Rodriguez / Foto: Esther Lin / Showtime
 
L’europeo ha condotto a suo piacimento il confronto imponendo la sua classe fondata sulla velocità di gambe, braccia e movimenti sul tronco. Il centroamericano ha cercato di replicare ma ha trovato un bersaglio troppo mobile per le sue attitudini di combattente. Rodriguez, 25-3-3  (17), ha provato a scalfire la resistenza del campione con i colpi al tronco, troppo bassi per la cintura dell’ucraino, che gli hanno procurato due richiami ufficiali, nel quinto e nell’ottavo round. Nella settima ripresa Lomachenko, 4-2-0 (2), ha pizzicato l’avversario al plesso solare e lo ha costretto a toccare il tappeto. Nella nona frazione un destro dell’ucraino al mento ha fato cadere il portoricano che è stato dichiarato out a 50 secondi.
 
Il messicano Leo Santa Cruz è rimasto imbattuto al termine del confronto con il connazionale Jose Cayetano. Sulla distanza delle 10 riprese “El Terremoto” Santa Cruz, 30-0-1 (17), è apparso decisamente migliore di Cayetano, 17-4-0 (8), ed ha avuto l’equanime verdetto di 100-90 da parte dei tre giudici. Santa Cruz è campione WBC dei pesi supergallo dal mese di agosto 2013 con quattro difese vittoriose. In precedenza è stato titolare IBF dei pesi gallo con 3 difese all’attivo.
 
Primiano Michele Schiavone
 

 

 

 

 

 

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