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GIACON OTTO PIÙ, SFUGGE L'EUROPEO ALLA TORTI

 

 

Grande spettacolo al Principe, ancora esaurito.

Titolo Silver WBC ai danni di Jamoye. La francese Hamadouche scatenata. Rondena fulmina Petrovic.

Il 30 maggio con Moscatiello e Di Rocco.

di  Giuliano Orlando

Milano, 21 marzo 2015 – Il Teatro Principe sta facendo sognare il popolo lombardo della boxe, grazie all’intuito di Alex Cherchi, che non sbaglia un colpo, anche se deve far tornare i conti che ogni riunione comporta, un problema non facile da risolvere, considerato che la capienza del locale non supera i 500 spettatori e le spese sono infinite. “Il nostro programma – conferma Cherchi jr. – è quello di dare ai nostri campioni la possibilità di combattere con una giusta frequenza e di far crescere pugili locali, per creare uno zoccolo duro di spettatori. Ci stiamo riuscendo, ma non è facile. La boxe è uno sport difficile e basta poco per azzerare un lungo lavoro. Stavolta abbiamo visto un Giacon spettacolare e concreto battere il non facile belga Jamoye, un giovane forte e generoso, capace di soffrire e resistere fino alla fine. La gente ha apprezzato questa sfida, assistendo ad un match di indubbio valore tecnico. E’ andata male alla Torti, che ha trovato una rivale fortissima, una furia scatenata questa Hamadoche, non solo giovane ma anche brava. Adesso prendiamo una breve pausa di riflessione, ma il 30 maggio offriremo un’altra serata di pregio col tricolore tra il beniamino milanese Antonio Moscatiello e lo sfidante al tricolore Mazzoni, oltre a Di Rocco, ormai un milanese adottiv,o con la difesa europea. Stiamo pensando anche alla collocazione di Andrea Sarritzu (34-7-5) sfidante del francese Vincent Legrand (15) campione mosca UE. Abbiamo molti progetti, ma dobbiamo anche trovare nuovi sponsor e un’emittente che porti la boxe nelle case degli appassionati ad orari normali e non solo per i nottambuli”. Prefazione emblematica e necessaria, che fotografa sia la situazione che il tasso generale di una serata di ottima boxe.
 
 
Luca Giacon ha disputato un signor incontro e la sua bravura ha forse messo in ombra le qualità del belga Jamoye, che saliva sul ring imbattuto, motivato fortemente convinto di poter battere l’avversario. Sul ring il suo sogno è durato un round, quello iniziale dove in virtù della velocità ha centrato diverse volte il viso di un Giacon, ancora freddo e legato. E’ stato l’unico momento in cui il match sembrava incerto. Dal secondo tempo, musica tutta italiana, per il fatto che il nostro pugile ha iniziato a muoversi sul tronco e sciorinare quel repertorio fatto di colpi lunghi e rapidi, alternati sopra e sotto, che a gioco lungo hanno logorato la resistenza tetragona di un pugile che non aveva mai conosciuto il conteggio.
 
 
Giacon lo ha costretto al kd nella settima tornata e da quel momento anche Jamoye ha capito che la cintura Silver WBC dei superleggeri non sarebbe andata in Belgio. Altre considerazioni collaterali. Strutturalmente l’ospite sembra un welter, ha fiato e orgoglio da vendere. Altri avrebbero alzato bandiera bianca, prima del dodicesimo round. Ma ha pure un paio di punti deboli: soffre i colpi sotto, al fegato in particolare, bersaglio sensibile per tutti, inoltre porta colpi in serie senza l’appoggio della spalla e quando la usa colpisce con l’interno del guantone, perdendo la potenza dell’impatto.
 
 
Giacon, oltre all’eleganza naturale per cui si addice il ruolo di felino, è altrettanto veloce e più potente e ha una varietà superiore. Inoltre, era preparato alla grande, diversamente non tiene per dodici riprese ritmo e lucidità, contro un rivale che appena prendevi fiato ti saltava addosso. Il nuovo campione può perfezionare alcuni dettagli, ma già questa prova è un segnale importante, considerato che in carriera non aveva mai superato le sei riprese, contro le dieci del rivale. Il verdetto è stato unanime e non poteva essere altrimenti. Coerenti all’andamento il danese Rafn: 118-109 e Silvi: 119-109, faceto il responso del belga De Wiele, il cui 116-111 fa riflettere.
 
Ci speravano tanto gli spettatori nella vittoria europea leggeri, di Anita Torti (9-4-1) sulla francese Maiva Hamadouche (7) una maschietta che sul ring ha dimostrato tutta quell’esuberanza atletica che aveva anticipato in sede di presentazione. L’avvocatessa milanese ha ceduto round dopo round alla belluina furia della poliziotta di origini algerine, condizionata dalla lussazione alla spalla destra esplosa già al primo round. Per tenere a bada una rivale così, occorrevano gambe da cerbiatto e repliche precise come orologi svizzeri. La Torti dopo il primo tempo è sempre stata in affanno e all’inizio del quinto round, il manager Sergio Cavallari ha gettato la spugna. Ha fatto bene? I pareri sono discordanti e cominciare dalla Torti: “Se c’era una persona che poteva fermarmi era il mio maestro, non altri. Capivo di essere indietro, i suoi colpi erano veloci ma non potenti. Forse ho sbagliato a combattere con la spalla disastrata ma non potevo perdere l’occasione. Nel contratto c’è la rivincita, io la voglio e giuro sarà un’altra storia”. Confesso la mia stima e simpatia per Anita, donna con una storia affascinante, giunta alla boxe tardi. Di certo, quella vista al Principe era l’ombra della vincitrice della Gentili. Ma è anche chiaro che la francese ha un ritmo asfissiante e sa dove mettere le mani.
 
Non ha debuttato Silvia La Notte, la sua rivale Mirela Barudzic non aveva i certificati in regola. Un vero peccato.
 
Il supermedio finnico Rasanen (8) ha divertito il pubblico contro il roccioso croato Marko Benzon (10-10), che ha cercato si replicare di forza contro un rivale più veloce e mobile. Al quarto tempo un destro pesante sul naso, convince Benzon ad alzare bandiera bianca.
 
Il medio romeno mancino Paraschiveanu (7) molto preciso ma poco incisivo nei confronti di Milenkovic (7-7) meno bravo ma resistente, non è arrivato al traguardo delle sei riprese per le scorrettezze dell’avversario serbo. L’arbitro ha fermato il match per squalifica nel quinto round.
 
La volta scorsa era stata imputata al magentino Matteo Rondena (3) la scarsa incisività, pur vincendo largamente. La speranza lombarda dei cruiser stavolta ha perfino esagerato, partendo in quinta marcia sul bersaglio Petrovic (0-4), serbo ben costruito, investito da diretti in continuazione. Al quarto destro esplosivo al mento, è finito al tappeto come uno straccio, restandovi per qualche minuto. Il tutto in 35”. Tra l’entusiasmo del pubblico, che spera di poter finalmente contare su un gigante di qualità, dopo Lorenzo Zanon, ma parliamo dei primi anni ’80.
 
Giuliano Orlando

 

 

 

 

 

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