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STORIA DEI MONDIALI ED EUROPEI JUNIOR E YOUTH

 

 

Analisi e curiosità dei mondiali ed europei jr.-youth

Il rischio del gigantismo, rende necessario il numero chiuso per la rassegna iridata.

di Giuliano Orlando

Le rassegne giovanili, sono indicatori importanti, in proiezione futura. A parte gli schoolboys che per l’età (13-14 anni) presentano atleti ancora in formazione, le altre due categorie: Junior (15-16 anni) e Youth (17-18 anni) dal 2008-2009, sostituti da cadetti e junior, la partecipazione è cresciuta in maniera esponenziale, arrivando a numeri decisamente importanti. Iniziamo la loro storia con gli junior-youth.
La prima edizione iridata jr. data al 1979 e si disputa a Yokohama in Giappone. Presenti 21 nazioni e 98 atleti, tra 17 e 19 anni, per 11 categorie. Nei massimi, si impone Marvis Frazier figlio di Joe. Quattro anni dopo a S. Domingo, si aggiungono i +91 dove si impone Lennox Lewis (nella foto) per il Canada. Nel 1985 a Bucarest (Romania) il cubano Savon, vince il primo dei numerosi mondiali nei 91 kg. Col passare delle edizioni aumentano sia i partecipanti che la nazioni. In Romania si arriva a 198 pugili e 29 paesi. Nel 1989 in Portorico sono 32 i paesi. A Jeju in Corea del Sud (2004) si torna alle 11 categorie, escono i superwelter. Numero che scivolerà a 10 nel 2014. L’ultima edizione denominata junior, si svolge ad Agadir in Marocco nel 2006. Tra i 48 kg. un ancora acerbo irlandese Joe Nevin, argento olimpico 2012 nei gallo, subito battuto da Yanez (Usa, al quale è stata preconizzata una carriera luminosa, mai realizzata. Nei 51 kg. l’ucraino Lomachenko inizia la collezione di titoli. Alle porte, l’avventura professionistica con la Top Rank. La 15° edizione (2008) dà l’avvio agli Youth (17-18 anni), ospitata in Messico a Guadalajara, onorata da 67 nazioni e 287 pugili. Due dei quattro cubani vincitori, il mediomassimo Angel Larduet e il massimo Savon Erislandy entrano nella nazionale maggiore. Savon l’anno dopo titolare ai mondiali a Milano entrambi sia a Baku 2011 che a Londra 2012. Sia pure con scarsa fortuna. Il record youth di presenze spetta a Baku (Azerbajan), che nel 2010 accoglie 73 nazioni e 466 pugili Edizione di grande spessore tecnico. Tra i vincitori il locale Alizade nei 48 kg. ancora sedicenne, un exploit che non ha saputo ripetere negli anni successivi, pur mantenendosi a buoni livelli. Mentre il mosca cubano Ramirez, nato il 20 dicembre 1993, mantiene le promesse, arrivando a vincere l’oro olimpico a Londra, rifacendosi della delusione ai mondiali elite (2011) sempre a Baku, dove il russo Aloyan, vincitore del titolo, lo ferma per l’ingresso ai quarti. Il nostro massimo Turchi, conquista uno splendido bronzo. Il cubano Ramirez, per vincere il titolo disputa 6 incontri in nove giorni. Parliamo di un ragazzo di 16 anni e mezzo. Il gigantismo di questi tornei, è un pericolo da non sottovalutare, in particolar modo, con la nuova filosofia dei combattimenti, dove si privilegia la potenza dei colpi, per arrivare al professionismo senza dover rivoluzionare l’impostazione tecnica. Come avviene per le Olimpiadi, occorre il numero chiuso, non oltre i 64 iscritti per categoria. Nell’ultima edizione, svoltasi a Yerevan in Armenia, dal 25 novembre al 7 dicembre 2012, alcune categorie superavano questi numeri. Il bilancio dei mondiali youth, ex jr. che nel 2014 giungeranno alla XVIII edizione, vede Cuba nettamente davanti con 70 ori, 21 argenti e 25 bronzi, seguita dalla Russia (21-29-26), in classifica dal 1992, che ha il non invidiabile primato di argenti e bronzi. L’ex URSS mantiene il terzo posto (13-14-13), quindi gli USA (12-8-21) e l’Ucraina (9-4-22) sul podio dal 1996, ad eccezione del 2006 e 2008. Nonostante i problemi interni, la Romania (7-8-20) si mantiene al sesto posto, precede Portorico (5-10-13), Germania (5-8-17) e l’ex DDR (5-5-11), decima l’Uzbekistan (4-8-9) che ha scavalcato la Turchia (4-4-14), minacciata dal Kazakistan (3-10-18). L’Italia è una delle più fedeli, solo un’assenza, nel 1989 a Bayamon in Portorico e, guarda caso, viene lanciato un grido d’allarme, paventando la crisi epocale. Risponde Franco Falcinelli, allora c.t. azzurro, spiegandola come scelta tecnica e non altro. L’anno dopo l’Italia si presenta a Lima in Perù, conquistando il bronzo nei leggeri con Pasquini, un talento inespresso, che all’esordio batte il russo Shohin. L’unico oro italiano lo si deve ad Aurino nel 1994 ad Istanbul. Il mediomassimo campano, supera il russo Vojda, il cubano Yosvani e in finale Dirkov, bielorusso. Nel bilancio complessivo oltre all’oro di Aurino, l’Italia vanta tre argenti col gallo Quitadamo, il welter Marro e l’allora minimosca Sarritzu. Sul terzo gradino del podio sono saliti: Caldarella, Castiglione, Molaro, Di Grazia, D’Alessandro, Galli, e Rosciglione nel 2008 in Messico. Bronzo anche per Clemente Russo nel 2000 a Budapest, dove batte Tavoris Cloud (Usa), campione del mondo mediomassimi IBF dal 2009 al 2013. Nel 2000 emerge il kazako Golovkin, considerato il miglior medio in attività. Nel 1998 a Buenos Aires, fa scalpore il caso del piuma argentino Hector Perez (vincitore nei piuma, sul cubano Bouza Mar in finale), squalificato con disonore, avendo barato sulla nascita. Nell’ultima edizione, svoltasi a Yerevan in Armenia, si sono dati appuntamento 70 nazioni e 367 atleti. La rassegna europea jr.-youth, vanta il primato di longevità. Nata nel 1970, a Miskolc, cittadina universitaria non lontana da Budapest. Fautori, il russo Denissov e il polacco Lissowski presidente e vice dell’EABA, per evitare il pericolo di confronti squilibrati tra giovani emergenti e veterani del ring, dopo alcuni ko drammatici. Si chiamano junior o “under 20”. Aderiscono 21 nazioni e 144 atleti. I padroni di casa e i sovietici si spartiscono il bottino: cinque ori a testa,. Il vincitore che lascia più impressione è il superwelter sovietico Lemesev, 18 anni non compiuti, baffetti sottili e un sinistro killer. Tra gli sconfitti l’inglese Alain Minter, poi campione del mondo medi tra i professionisti. La più fotografata è la fisioterapista della DDR, Evelin Wagner, una walkiria bionda mozzafiato, occhioni azzurri, alle cui mani magiche si sottopongono alti dirigenti dell’EABA, per improvvisi e lancinanti dolori muscolari. Natalino Rea porta dieci pugili, 4 conquistano il bronzo: De Filippo minimosca, Carrino piuma, Castellini welter e Di Costanzo medio. Meno fortunati Mario Oliva, fratello maggiore di Patrizio, Guarneri, Ernesto Bergamasco il papà di Raffaele, attuale ct. della Nazionale, Usai, Vianini e Grando. La seconda edizione a Bucarest nel ’72. L’Italia iscrive 9 nomi tra cui i quotati Melluzzo e Russi. E’ il debutto internazionale di Falcinelli come tecnico. All’ultima visita di controllo prima di partire, viene diagnosticata al minimosca Calì la varicella. Quarantena per tutti. Conferma sovietica (6 ori) col bis di Lemesev. L’URSS emette l’acuto a Kiev, in casa, nel 1974 con otto vittorie, record superato a Tallin (Estonia) nel 2005, con dieci ori su 11 categorie. A Kiev, l’Italia porta a casa l’argento col superwelter Carbone, il bronzo con Raucci e il bresciano Pellizzari, che va in palestra all’insaputa dei genitori, contrari al pugilato. Finita la cena, finge di andare a dormire. Usce dalla finestra e corre in palestra. Altri tempi. Il primo oro italiano arriva per merito di Patrizio Oliva a Dublino nel 1978, il secondo con Iccio Stecca a Schwerin (DDR) nel 1982, l’edizione più generosa per l’Italia con Bruno e Cruciani argento, Bortoloni bronzo. Il campano Musone, nonostante il pollice destro fratturato, lotta alla pari con Popov vincitore nei massimi. Due anni dopo a Los Angeles, Musone conferma il suo valore, conquistando un bronzo olimpico al sapore d’oro.   Nel 1980 la competizione approda a Rimini, unica tappa italiana, Si sale a 12 categorie con i +91, dove Chianese coglie il bronzo e il minimosca Boi l’argento. Nel 1988 a Danzica, l’Italia ha buone carte anche in proiezione Seul. Danzica è la capitale di Solidarnosc e il leader Lech Walesa, premio Nobel per la pace, che diverrà presidente della Polonia dal 1990 al ’95, fa visita alla nazionale italiana con l’arcivescovo della città. Ad accoglierli il presidente federale Ermanno Marchiaro iscritto al PCI da tempo. Il prelato invita ufficialmente tutti i presenti alla S. Messa e a visitare il più grande organo del mondo. Marchiaro maschera bene l’imbarazzo e accetta. Nei +91 il campano Migliaccio è subito bronzo per sorteggio. Il ragazzo ha tre giorni di riposo e sparisce subito. Le ricerche sono infruttuose fino a quando Raffaele Bergamasco, il più giovane della squadra (16 anni e mezzo), a sua volta campano, lo scova col cellulare. “Rapito” da una focosa polacca che lo porta a casa sua per fargli scoprire le gioie di Danzica e dintorni. Quando lo restituisce, l’azzurro sembra affaticato. La sera del confronto per l’ingresso in finale contro l’estone targato Urss, Belusov che lo sovrasta di 15 cm. la sfida dura meno di 3’, con Migliaccio rimandato all’angolo per manifesta inferiorità. Ci ripagano Campanella (oro), Piccirillo e Biffone (argento), Quitadamo e Bergamasco, oltre a Migliaccio al bronzo. La piccola e giovane Italia è sempre presente all’appuntamento col podio e lo resta per dodici edizioni consecutive. Anche a Edimburgo in Scozia nel 1992, nonostante le difficoltà ambientali, con giurie che definire distratte è un complimento. Vittime il minimosca Molaro, il gallo Campete e il leggero Oi, Ugualmente raccogliamo due bronzi con Salvatore Munno e Umberto Merolla. Edizioni senza grandi sussulti, condizionata dal silenzio dei nostri dirigenti a qualsiasi torto. Nei dodici appuntamenti, l’Italia raccoglie tre ori, 7 argenti e 12 bronzi. La prima volta senza medaglia è datata 1993 a Tessalonica in Grecia. Con un retroscena emblematico: Falcinelli lascia a casa il minimosca Molaro, il medio Aurino e il mediomassimo Mocerino, colpevoli di ritardo all’allenamento. Per molti una punizione troppo severa e controproducente. Sono i tre migliori, Aurino l’anno dopo vincerà il mondiale. Il 1993 segna l’ingresso delle nazioni ex Urss con l’Ucraina che mostra il suo valore con tre vittorie, la più importante riguarda il massimo Wladimir Klitschko, 17 anni, al primo titolo importante, tappa iniziale di un percorso ventennale non ancora concluso, lungo il quale si evidenzia l’oro olimpico nel ’96 ad Atlanta e le cinture iridate nei pro (WBA, WBO, IBF e IBO) che ancora detiene. Con il dissolvimento dell’Urss le nazioni ex satelliti, in particolare Ucraina e Azerbajan, ma pure Armenia, Georgia, Bielorussia e Moldovia si fanno largo e rendono più difficile l’accesso al podio alle nazioni dell’Ovest, in particolare l’Italia, a sua volta colpevole per anni di aver trascurato il settore giovanile, indispensabile per assicurare quel ricambio necessario ai titolari elite. Un prezzo altissimo che si continua a pagare. Anche se da qualche stagione si opera per diminuire il gap. Negli altri paesi i giovani svolgono attività continua, l’Italia fatica a portare poche unità agli europei, dove partecipano quasi 40 paesi. Nel 2003 a Varsavia 197 atleti e 39 nazioni. La Russia mantiene la superiorità assoluta. Anche se capita come nel 1995 a Siofok (Ungheria) che l’Ucraina preceda la corazzata russa, vincendo 4 ori, un argento e 4 bronzi.
Dal 2009, 21° edizione a Stettino in Polonia, il torneo diventa Youth. L’Italia fa terribilmente fatica a salire sul podio. Nel 2007 a Sombor (Serbia), l’argento vinto dal +91 Francesco Rossano, bravo e fortunato. Nell’ultima edizione, disputata a Rotterdam lo scorso agosto, l’Italia guidata da Maurizio Stecca ha portato 6 atleti, di buona qualità. I due meno esperti, il gallo Colella e il superleggero Perrulli escono al primo turno, pur battendosi bene. Gli altri quattro, lottano fino alle semifinali portando all’Italia un poker di bronzo, che non è poco, anche se con un pizzico di buona sorte poteva andare meglio. Era dal 2007 che non salivamo sul podio. Sottolineando che il minimosca Mazzei, il leggero Maietta, e il medio Cavallaro sono stati superati dai campioni europei per 2-1, mentre il welter Scannapieco ha dovuto rinunciare al match per infortunio alla mano destra. Un ritorno sul podio incoraggiante, in considerazione che dopo anni di inerzia, la nuova dirigenza ha capito l’importanza di dare spazio all’attività giovanile. 
 
Giuliano Orlando

 

 

 

 

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