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ACCADDE OGGI, PRIMO CONFRONTO TRA TAMAGNINI E PEREZ

 

 

23 marzo 1933 a Parigi, Palais de la Mutualité

di Alessandro Bisozzi

Per capire bene chi fosse Victor Young Perez (nella foto), per comprendere a fondo la reale grandezza di questo autentico fuoriclasse dello sport, bisogna partire dai numeri.
Pugile dilettante a quattordici anni con cinquanta incontri vinti. Professionista a sedici anni, centotrentatre combattimenti effettuati di cui ottantanove vinti. Una carriera durata appena undici anni e completata al frenetico e disumano ritmo di dodici incontri all'anno.
Young Perez, soprannominato "Youki", era di religione giudaica ed era nato nel quartiere ebraico di Dar-El Berdgana, a Tunisi, il 18 ottobre 1911.
Aveva cominciato a boxare giovanissimo, insieme a suo fratello Benjamin, emulando le imprese del suo pugile preferito: il senegalese Louis Phal, alias Battling Siki, campione del mondo dei medio-massimi.  
Il tunisino voleva bruciare le tappe e nel 1928 si trasferì a Parigi, la capitale europea della boxe, dove si mise subito in mostra grazie alle sue grandi potenzialità. Nei primi due anni da professionista affrontò ben trentatre combattimenti, perdendo in una sola occasione.
Nel corso del suo primo tentativo di conquista del titolo di Francia dei pesi mosca, contro il marsigliese Kid Oliva, Young abbandonò il match dopo aver protestato contro l'arbitro per una evidente scorrettezza dell'avversario. Un anno e mezzo dopo, al Salle Wagram di Parigi, strappò a Valentin Angelmann la corona di campione di Francia, guadagnandosi il passaporto di sfidante al titolo del modo detenuto dal grande Frankie Genaro, medaglia d'oro alle olimpiadi di Anversa nel 1920.
L'incontro dura soltanto cinque minuti: con un potente crochet destro alla mascella dell'americano, Perez chiude la partita e diventa campione del mondo ad appena vent'anni. È il 26 ottobre 1931.
L'anno dopo, al King's Hall di Manchester in Inghilterra, il titolo passa nelle mani del fenomenale Jackie Brown che lo costringe al ritiro all'inizio della tredicesima ripresa.
Tanti i grandi nomi affrontati e battuti dal tunisino: Carlos Flix, Victor Ferrand, Mariano Arilla, Nicolas Petit Biquet, Kid Socks, Emile Pladner, Eugene Huat, Carlo Cavagnoli, solo per citarne alcuni.
Perez aveva raggiunto una celebrità sconfinata e la sua vita mondana era sempre al centro dei pettegolezzi e della cronaca rosa di Parigi. Si diceva che le nottate passate nei night club e la travagliata storia d'amore con l'attrice Mireille Balin lo avessero alquanto rammollito, ma Young era un professionista serio e nulla poteva distoglierlo dai suoi obiettivi.
Indiscusso fuoriclasse, nonostante la giovanissima età, "Youki" accettò l'incontro con il civitavecchiese Vittorio Tamagnini fissando anche il limite di peso da rispettare per il confronto: cinquantacinque chilogrammi.
Tamagnini, congedatosi dal servizio militare da appena un mese, usciva da una stagione di successi a dir poco strepitosi. La vittoria contro il campione europeo dei pesi gallo Domenico Bernasconi e quella ottenuta, subito dopo, sul detentore del titolo del mondo Panama Al Brown avevano fatto di lui un pugile molto richiesto nelle grandi riunioni internazionali.
Combattere a Parigi, la capitale europea del pugilato in quegli anni, era l'aspirazione più grande di ogni atleta. Il clima euforico che circondava i grandi campioni di uno sport molto popolare e la possibilità di altissimi guadagni, combattendo in luoghi "sacri" come il Salle Wagram, il Palais des Sports, il Central Sporting Club o il Vel d'Hiv, erano richiami irresistibili per qualunque boxeur professionista.
Tamagnini era già stato a Parigi nel 1931, sbaragliando Ray Desnoulet e Joseph Parisis sotto lo sguardo ammirato di Jeff Dickson, il manager americano che gestiva gli affari di quasi tutta la boxe continentale.
Il 23 marzo 1933, nella affollata e piccola sala del Palais de la Mutualité, era tutto pronto per l'incontro che vedeva un campione olimpionico sfidare l'ex campione mondiale dei professionisti.  Un match che sulla carta si preannunciava interessantissimo.
L'affascinante edificio in Art Déco, al centro di Parigi, fu allestito per ospitare l'evento che nelle intenzioni dell'organizzatore, Robert Diamant, doveva devolvere l'intero incasso a favore delle persone non vedenti dei quali la Mutualité si occupava.
La sala non era molto grande, ma si poteva godere dello spettacolo unico di assistere al combattimento in un ambiente raffinato e lussuoso, dove i camerieri servivano lo champagne ad un pubblico formato esclusivamente dal "bel mondo" parigino, sempre desideroso di mettersi in mostra ogni volta che poteva rendere pubblica la propria generosità.
Accompagnato dalla pesante fama di essere il pugile che aveva battuto Panama Al Brown, Tamagnini sale sul ring con la sua solita imperturbabilità. Ha faticato parecchio per rientrare nel limite di peso imposto dagli accordi, perché la sua inattività va avanti da nove mesi a causa del servizio militare.(Vittorio Tamagnini ritratto nel 1931)
Sembra non preoccuparsi del fatto che sta per incontrare un avversario più giovane di lui eppure con un'esperienza straordinaria, un atleta che aveva all'attivo il triplo dei suoi combattimenti e delle sue vittorie.
È accompagnato da un suo concittadino e collega, Alberto Guainella, un peso medio di buon livello legato a lui da una fraterna amicizia.
Tamagnini parte subito come una furia e investe il tunisino con una tale aggressività che sembra voglia scaraventarlo oltre le corde. Decine di colpi a ripetizione alla figura, allo stomaco, al fegato, ai fianchi. Perez non può far altro che difendersi alla meglio contro la soffocante azione del civitavecchiese che appare in splendida forma.
Vittorio sa quanto sia pericoloso il tunisino nelle prime riprese, deve travolgerlo proprio per annientare in partenza ogni possibilità di risposta, non può assolutamente permettersi di lasciargli spazi e allora lo pressa di continuo dalla corta distanza. Finta, schiva, rientra, colpisce il rivale a due mani spingendolo alle corde, gli è sempre addosso senza un attimo di tregua.
I due combattono spalla contro spalla, il sinistro del civitavecchiese sembra un pistone, prima percuote il fegato, poi lo stomaco e infine cerca un varco dal basso per cercare di alzare la testa dell'avversario e spianare la strada al gancio o al diretto destro, che in più di un'occasione centrano il bersaglio.
Perez, tuttavia, si difende con mestiere e spesso dalle sue ritirate partono colpi insidiosi e spettacolari che fanno saltare dalle poltrone il facoltoso pubblico del Palais de la Mutualité. Nessuno poteva sperare di mettere in difficoltà un ex campione del mondo, e un pugile fenomenale come lui, senza subire ripercussioni.
"Youki" è in netta difficoltà contro l'astuta strategia di Tamagnini e il suo rapidissimo tiro ravvicinato, ma la sua natura di combattente lo costringe a non cedere di un millimetro nonostante sia sballottato di continuo da un lato all'altro del ring dall'impetuosità dell'italiano.
Vittorio però è in una condizione strepitosa, domina il combattimento in maniera assoluta, imponendo la sua tecnica raffinata di pugile versatile e instancabile picchiatore.
Due giorni prima, alla stampa, Perez aveva dichiarato che al giovane campione olimpionico avrebbe fatto fare la fine del suo parigrado Frankie Genaro.
Fu una lezione pesante per l'orgoglioso tunisino.
Verso la fine dell'incontro, il viso di Perez appare pesantemente provato dall'opera incessante e continua del martellamento avversario. In poche altre occasioni Tamagnini è stato così preciso ed efficace nell'andare a bersaglio.
Il match è sulle dieci riprese, la distanza preferita per il civitavecchiese che alla fine vince il confronto con una prestazione superba e un margine nettissimo di punti a suo favore.
Un risultato che confermò l'attitudine alla vittoria di un giovane pugile dal talento formidabile, uno dei migliori pesi piuma in circolazione.
 
Nel 1939 scoppiò la guerra in Europa e l'anno dopo la Germania invase la Francia. Gli ebrei erano arrestati e deportati nei campi di sterminio.
Victor non avrebbe mai abbandonato la sua Mireille, non voleva lasciarla perché era profondamente innamorato di lei, ma era ebreo e doveva nascondersi.
Nel luglio del 1942 sfuggì miracolosamente al rastrellamento di Parigi, quello tristemente famoso come "Operazione Primavera", una gigantesca caccia all'ebreo che si concluse con il concentramento (e il successivo trasferimento nei campi di sterminio) di migliaia di persone all'interno dello stadio coperto dove lo stesso Perez aveva combattuto e vinto più di una volta: il Vel d'Hiv.
Nel 1943, riconosciuto per la strada da un ispettore di polizia, il campione venne arrestato e deportato ad Auschwitz, dove fu assegnato a servire come schiavo-operaio.
Qualcuno si ricordò del suo passato e Perez, da quel momento, fu costretto a battersi in massacranti scazzottate bisettimanali davanti agli ufficiali nazisti.
Gli toccò pure affrontare un tedesco, un peso massimo di almeno novanta chili, col quale riuscì a spuntarla ad un costo terribile solo grazie alla sua fenomenale abilità.
Gli aguzzini nazisti non tralasciarono di documentare nessun particolare delle loro nefandezze, nemmeno quello di redigere un albo dei sanguinosi combattimenti del tunisino: centoquaranta, per la precisione, nei quindici mesi della sua prigionia. Più di quanti Perez ne fece in dieci anni di carriera professionistica!
Nel gennaio del 1945, pochi mesi prima della fine della guerra, durante una marcia di trasferimento al campo di Gleiwitz, mentre cercava di passare del pane ad un'altro detenuto, o forse nel corso di un tentativo di fuga, Victor Young Perez fu ucciso da una guardia.
Così morì il più giovane campione del mondo dei pesi mosca.

La vita di Perez è raccontata in una bellissima opera del regista francese Jacques Ouaniche, un film vero, crudo e commovente che consiglio a tutti di vedere.

Alessandro Bisozzi

 

 

 

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