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GLI AZZURRI DI PUGILATO AI GIOCHI EUROPEI

 

 

A Baku cinque argenti azzurri: soddisfazione e rimpianti.

Mangiacapre meritava l’oro. Squadra in crescita.

Troppi verdetti casalinghi per la multinazionale azera.

di Giuliano Orlando

29 giugno 2015 – Vanno in archivio i primi European Games 2015 svoltisi a Baku in Azerbajan, che ha puntato forte sullo sport e per unire l’utile al dilettevole, oltre alla nazionalizzazione disinvolta di atleti in tutte le specialità, si concede anche il vezzo di godere di verdetti a dir poco casalinghi. Nella boxe non si sono fatti mancare nulla. Oltre a Selimov, colonna russa dal 2005 al 2013, con titoli mondiali (2007) ed europei (2006-2010) hanno aggiunto il cubano Collazo Sotomayor, 30 anni, campione cubano nel 2009, argento (2011) e bronzo (2009), nel 2013 vince il titolo azero e a Baku festeggia la nuova nazione con l’oro in questi Giochi Europei, battendo in finale il nostro Mangiacapre con un verdetto discretamente casalingo. Per dirla in soldoni, i giudici fanno valere i colpi del cubano il doppio di quelli dell’italiano. Mangiacapre ha vinto nettamente la seconda ripresa, ma solo un giudice gli riconosce il vantaggio, nella terza sono due giudici a dargliela. Questo per capire l’atmosfera al Crystal Zali 2. In aggiunta ci si mette anche il telecronista di Sky a confondere le idee e la frittata è al completo. Il sostituto di Mario Giambuzzi, fermo per una colica, è andato spesso in confusione, superando gli stessi giudici nell’assegnazione dei vantaggi azeri. Decisamente più misurato Roberto Cammarelle, supporto tecnico, che deve solo rafforzare gli interventi dall’alto della sua esperienza di ring. Quello di Mangiacapre è stato il quinto argento italiano del pugilato a significare che la spedizione non era giunta in gita premio, ma ha lottato con qualità e grinta, raggiungendo un prestigioso obiettivo.
 
Il team azzurro presente a Baku
 
L’Italia si è presentata con 8 maschi e 5 donne. Manfredonia (81), Mangiacapre (64), Picardi (52), la Alberti (64) e la Davide (54) hanno colto l’argento, nessun bronzo. Nei mosca (52) il reintegrato, Vincenzo Picardi è andato bel oltre le previsioni, raggiungendo il posto d’onore, attraverso vittorie sulla carta difficili. Fortunato contro l’inglese Ali, che si è ferito nel primo round, che aveva perduto, il nostro ha dimostrato di meritare la vittoria, battendo il quotato turco Pehlivan e l’emergente slovacco Tanko, che si era permesso il lusso di superare l’armeno Argaryan, uno dei papabili al podio. Il campano ha sempre lottato dimostrando buon fondo. Ha perduto in finale dal locale Mamishzada, che ha dimostrato buone qualità tattiche e precisione, ma non ha dominato come esaltato da Sky. Picardi ha sempre replicato fino all’ultimo round, cedendo con onore. D’Andrea (56) si è fermato alle soglie del podio, dopo aver superato l’ucraino Shestak e il francese Kistohurry, risalendo nella seconda parte dei match. Contro il russo Nazirov, che ha vinto l’oro si è difeso con onore, cedendo sul piano atletico. Il giovane russo attivo nelle WSB, ha un gran ritmo e pugno pungente. Il leggero Cosenza ha mostrato limiti tattici preoccupanti. McComb, più alto e rapidissimo negli spostamenti, è stato bersaglio imprendibile, eliminandolo al primo turno. L’irlandese è arrivato in semifinale, bloccato da Selimov, che ha mostrato come si taglia la strada ai mancini veloci con braccia lunghe. Detto di Mangiacapre, nei 69 kg. la prova di Morello conferma l’immaturità del calabrese, che spreca tesori di energie, senza ragionare, attaccando in maniera insensata e questo riduce al minimo la possibilità di vittoria. Infatti è bastato irlandese Nolan, che ha fatto parte dell’Italia Thunder, a mettere a nudo i limiti dell’azzurro, che dovrà compiere un salto di qualità, che la giovane età gli consente. Tutto diverso il giudizio sul giovane medio siciliano Cavallaro (21 anni) che meritava miglior sorte. Intanto partiva alla grande battendo l’inglese Fowler, numero uno del ranking, che forse non meritava, comunque uno dei favoriti. Nei quarti incrocia il russo Koptyakov, classe 1987, due volte campione nazionale, la prima nel 2008, a soli 21 anni, permettendosi di battere i fratelli Chudinov, in modo netto. Nei quarti Fedor, oggi campione del mondo WBA, avendo superato il tedesco Felix Sturm a Francoforte lo scorso maggio, e in finale Dmitriy che aveva miglior quotazione. Il secondo titolo nel 2011, oltre ad un argento (2013) e due bronzi (2007 e 2014), campione d’Europa ad Ankara nel 2011, eliminando il nostro Podda al primo turno, argento nel 2008, a conferma di essere una delle punte russe. Nello scontro per l’accesso in semifinale l’azzurro gli è stato alla pari. Non fosse stato per la cecità del giudice finlandese, che gli ha negato il terzo round, contro il parere degli altri due, la vittoria sarebbe andata giustamente al nostro. Sfortuna nera, poiché il russo, ferito, ha dovuto poi dare forfait contro l’irlandese O’Really, che si è aggiudicato l’oro, contro l’azero Musalov, giunto in finale grazie a sorteggi favorevoli, forse il più modesto del team di casa. Esperienza utilissima per l’azzurro. Manfredonia, il terzo argento italiano va solo elogiato. Da sei mesi è sulla cresta dell’onda e ha già il pass olimpico. Oltre alla fatica fisica, si è aggiunto un taglio al sopracciglio sinistro piuttosto importante. E’ andato avanti con coraggio e orgoglio, cedendo in finale, meno vistosamente di quanto ha descritto la voce di Sky, contro un Mammadov, sceso di categoria, che usa ogni trucco del mestiere e sembra una piovra. L’azero aveva vinto, ma su un ring neutro e un Manfredonia tirato a lucido, il match è tutto da giocare. Nei +91 confesso che avevo fatto un pensierino al podio per Vianello, il romano di 21 anni, Purtroppo ha gettato via la vittoria contro l’irlandese Gardiner, che aveva già battuto nel torneo UE, dopo una prima ripresa perfetta, averlo messo al tappeto. Nelle altre due, si è incaponito nella boxe di forza, fermo sulle gambe, è stato bersaglio facile di un rivale che ha sfruttato al meglio la sua boxe d’attacco. Un vero peccato questa involuzione tattica, che ogni volta gli costa parecchio.
Delle cinque azzurre, la Gordini nei mosca è incappata all’esordio nella russa Sagataeva, con la quale ha disputato quattro round alla pari, ma due giudici hanno preferito Saiana, lasciando la nostra delusa a giusta ragione. Marzia Davide nei gallo, pur non essendo al top ha dato il massimo ad ogni incontro, arrivando in finale, battendo rivali agguerrite, in particolare la tedesca Nimani, la punta della nazionale, forte e veloce. La fatica sostenuta contro la krukka, si è sentita nella sfida con la Saveleva (31 anni), che si è presa la rivincita, in virtù del mestiere e del calo di Marzia. Nei leggeri la Marenda, partita bene, battendo la giovane romena Mera, nei quarti incrocia la francese di colore Mossely, 22 anni, bronzo iridato in carica, che ha compiuto il salto di qualità, rendendo impossibile il successo alla nostra. La transalpina dopo aver battuto la tedesca Bugar, in finale ha tenuto validamente testa alla plurititolata irlandese Taylor che nell’occasione non era al top, ma i giudici le riservano ormai un trattamento di favore. Lo hanno fatto anche contro la francese, di cui sentiremo parlare. La bolognese Alberti è stata la nota più positiva, arrivando all’argento tra la sorpresa degli esperti. Che si erano dimenticati come a Jeju, la sconfitta contro la locale Shim fu un regalo dei giudici non il reale andamento del match. L’italiana possiede una boxe essenziale, ha colpi pesanti e veloci. Ancora un po’ frontale, ha ritmo e carattere. Partita alla grande, battendo la svedese Alexiusson, che tra le jr. aveva vinto tutto e ha frignato all’annuncio della sconfitta, si è ripetuta con la danese Jensen e ancor meglio in semifinale, di fronte alla più alta polacca Rygielska, anticipata per quattro round. Di fronte alla russa Beliakova, iridata in carica, la punta della nazionale ha pagato l’inesperienza, ma ha tentato in ogni modo di renderle la vita difficile. La boxe del mordi e fuggi di Anastasia è un teorema che ancora la nostra deve risolvere. Ma è sulla buona strada. Complimenti. La Amato nei medi, ha pagato l’emozione, perdendo al debutto dall’ucraina Shambir, alla sua portata. Onestamente non sarebbe andata oltre, visto che le toccava l’olandese Fontijn che a 28 anni, con una bacheca onusta di titoli, si diverte ancora a vincere e lo fa offrendo una boxe fatta di combinazioni piacevoli. Il bilancio rispetta le previsioni, compresi i favori dei giudici ai pugili di casa. La multinazionale azera mette nel medagliere sei ori maschili, un argento e due bronzi, saltando il podio solo nei minimosca, nonostante schierasse il campione europeo 2011, che non ha saputo più ripetersi. Aggiungendo due bronzi femminili, pur fallendo il podio con la Vistropova nei 64 kg., eliminata dall’inglese Ryan, argento mondiale, dopo una bella battaglia. Una vendemmia prevista. La Russia conquista quattro ori, due maschili e altrettanti in rosa, quattro bronzi e due argenti. Uno di questi lo conquista Gimbatov, 21 anni, il cosacco che da due stagioni vince il titolo russo nei +91. All’esame più importante ha perso nettamente, finendo in debito d’ossigeno contro il trentenne inglese Joyce, dal fisico imponente, che pur rischiando qualcosa, alla fine ha prevalso nettamente. Gimbatov, brevilineo molto veloce di braccia, purtroppo non ha potenza e si sfinisce portando molti colpi senza ottenere risultati concreti. Indicato come il nuovo Povetkin, i responsabili tecnici hanno sbagliato i conti. E’ incredibile la situazione russa, che ogni anno presenta agli assoluti una ventina di giganti e non trova l’atteso erede di Alex, che ha riempito il medagliere nazionale, fino all’oro olimpico nel 2004. Ottimo il rendimento inglese (due ori) ma ancor più dell’Irlanda, partita con dodici elementi, che oltre al doppio trionfo, aggiunge un argento e un bronzo. Senza successo finale, oltre all’Italia, anche Francia, Germania, Turchia, Ungheria, Bielorussia, Bulgaria, Moldavia, Romania, Polonia e Ucraina che in partenza speravano di farcela. Tutto sommato l’Italia è stata quella che è andata più vicino al traguardo dorato, con cinque finalisti, impresa riuscita solo agli azeri (7) e ai russi (6), a conferma che la nostra nazionale può fare molto bene agli europei di Sofia in agosto.
 
Giuliano Orlando

 

 

 

 

 

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