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CI HA LASCIATO PESAPANE

 

 

Il cuore di Vincenzo Pesapane ha cessato di battere all’improvviso

Luigi Carini

Come di un guerriero la morte di un pugile ha qualcosa di epico. Dietro di sé lascia ricordi di combattimenti, di fatiche, di sudori e di sofferenze.
È quello che accade anche oggi, in questo giorno triste in cui è scomparso, a soli 58 anni, Vincenzo Slatko Yugo Pesapane, tradito dal cuore fermatosi all’improvviso dopo una lunga battaglia contro altri problemi circolatori.
 
 
A Pesapane è legato uno degli avvenimenti più importanti della storia del pugilato piacentino. Era stracolmo il palazzo dello sport di Largo Anguissola il 26 dicembre del 1980 quando sul ring il peso massimo piacentino, preparato, curato ed assistito dal suo unico maestro Bruno Orsi, sfidava il campione internazionale, uno dei miglior pugili della storia del pugilato italiano, il ceccanese Domenico Adinolfi per il titolo italiano.
Dopo 9 riprese Pesapane si arrese di fronte alla straordinaria classe ed esperienza del pugile laziale anche perché sensibilmente debilitato da un attacco influenzale pochi giorni prima del match.
Qualche maligno parlava di un’indigestione di pasticcini essendo nota la sua debolezza verso i dolci ed i conseguenti peccati di gola.
La storia dei pasticcini, probabilmente, non era vera, ma la sua propensione al cibo, invece, sì. Forse fu proprio dell’eccessivo cibo, e conseguente eccessivo peso, a spingere il ragazzo ad avvicinarsi alla palestra. Aveva 17 anni e correva l’anno 1970.
Yugo “Ciccio” era nato il 23/06/53 in una cittadina (Herberich), vicino Belgrado, dell’allora Jugoslavia ma era cresciuto nella nostra città. Alle sue prime apparizioni sul ring, avvenute un anno dopo, il giovane Pesapane pesava 110 kg. e la sua stazza ed una certa lentezza gli causarono sconfitte in serie accompagnati da certi risolini. Nei primi 6 match solo sconfitte ed un pari.
Ci volle l’acuto talento ed una accanita ostinazione del maestro Orsi a vedere in lui un futuro campione. Seduta su seduta di palestra lo impostò tecnicamente: “Era un mancino naturale – ricorda Bruno Orsi – ma io l’impostai in guardia normale”.
Jugo aveva una grande qualità: sapeva soffrire e sulla sofferenza ha costruito la sua crescita tecnica e sportiva. Le sue sconfitte erano sempre più rare mentre le vittorie aumentavano di numero e d’importanza.
Da tanto tempo aspettiamo che un pugile dilettante piacentino, conquisti il titolo italiano assoluto. L’ultima e unica volta risale al 1933 e fu il grande Bosoni a conquistarlo.
A Rimini, il 23 luglio del 1974, Pesapane andò ad un soffio dalla conquista del titolo che lasciò nelle mani del suo amico De Luca di cui era nettamente superiore ma non gli riusciva di colpirlo per generosità di…cuore: “Siamo troppo amici – ci disse al termine del match – non mi riusciva di fargli del male”.
Diventato il numero uno dei pesi massimi in Italia, Pesapane venne chiamato in nazionale. Si stava formando la squadra per le Olimpiade del ’76 a Montreal.
Con la maglia azzurra il piacentino esordì contro l’Irlanda e successivamente disputò e vinse il torneo dei massimi ad Almeria (Spagna). In pratica si trattava dell’Europa non sovietica.
Otto volte indossò la maglia azzurra ed ottenne 8 vittorie. Pochi pugili possono vantare un simile exploit. Ma non andò alle olimpiadi.
Troppo indolente e poca voglia di sacrificarsi. Così il grande tecnico azzurro Steve Klaus scriveva a Bruno Orsi al termine dell’ultimo ritiro della nazionale a Fiuggi: “Il tuo ragazzo ha qualità. Da professionista potrebbe fare molti quattrini, ma ha un grande nemico: la gola e non ha la forza di sacrificarsi. Peccato”.
Ed allora non gli rimase che il professionismo. E la sua carriera confermò le parole del “grande maestro”. Yugo inanellò successi su successi. Sotto i suoi colpi caddero pugili di assoluto valore come Costantino, Scala, Baruzzi e via fino ad un record di 13 vittorie con 3 solo sconfitte (una in Germania in un match farsa. l’altra contro il belga Wouthers per ferita e quella di Adinolfi).
La sua era una boxe davvero particolare. Non aveva paura ad incassare e lo faceva illudendo l’avversario che ciò sarebbe stato facile. Così molto spesso questi cadeva nella rete del ragno,  ovvero il suo bellissimo gancio sinistro che portava dall’alto e che si stampava con grande precisione sulla mascella dell’avversario.
La sua mole gli impediva grandi spostamenti ma di braccia era eccezionalmente veloce.
Incassava con facilità ed il suo pugno faceva male.
Quante volte ha esaltato il palazzetto con vittorie che avevano del prodigioso! Avrebbe meritato sicuramente un titolo italiano, ma la sorte non l’ha voluto. A volte anche i re non hanno la corona.
Al di là del pugile c’era un uomo eccezionalmente buono (come tutti i giganti), simpatico e gentile. Tutte le volte che l’incontravo riusciva a farmi sorridere. Tranne la volta che mi confidò di voler ritornare sul ring. Non era più la stagione. Lo capì.
“Ho perso un grande amico – lo piange il maestro Bruno Orsi – una persona generosa e giusta a cui il pugilato piacentino deve tanto.”
Vincenzo lascia la moglie Carmen ed i figli Silvia e Luca.

Ad accompagnarlo nell’ultimo saluto sono accorsi tutta la famiglia del pugilato piacentino mentre sulla bara spiccava la foto del pugile ed un paio di guantoni abbracciavano il feretro a testimonianza di un amore e di una passione che l’ha accompagnato fino alla fine.

Fonte:  Alfredo Bruno

 

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