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BUNDU E BOTTAI NON PASSANO A LAS VEGAS

 

 

Bundu cede ai punti, Bottai finisce al tappeto

di  Alfredo Bruno

Dodici ore di overdose pugilistica iniziata dalle 23,45 di sabato sera e proseguita dopo le 9,40 di domenica mattina, qui in Italia, a memoria d’uomo non l’abbiamo mai avuta alla faccia di una crisi che è continuamente ventilata, ma che a conti fatti non esiste, non è mai esistita, e probabilmente non esisterà mai. E’ vero qui in Italia non ci sono i soldi, c’è la crisi economica, gli organizzatori non vogliono rischiare, la Lega Pro Boxe sta facendo miracoli dando finalmente un assetto a tutto il nostro professionismo, ma una cosa è certa la boxe è viva e vegeta. La sarabanda è iniziata con il Titolo Intercontinentale di Esposito e Zamora, per finire con la replica in mattinata di Thurman- Bundu. Lo spettacolo c’è stato sotto tutti i punti di vista e dal ring di Trieste eccoci proiettati nello sfolgorante scenario di Las Vegas con una serata fiume organizzata da Oscar De La Hoya.
 
 
Il match tra Keith Thurman e Leonard Bundu, valevole per il mondiale interim WBA dei welter, è stato per certi versi un controsenso: stavano di fronte due scuole differenti, quella americana e quella europea. Solo che i protagonisti si sono scambiati il ruolo in una sorta di face/off, dove non è quello che si pensa. Tra Thurman e Bundu il più americano è apparso addirittura il nostro pugile che ha cercato di imporre la propria aggressività per due-terzi dell’incontro di fronte ad un avversario sfuggente, dotato di un ottimo gioco di gambe, di una tecnica di prim’ordine, e questo bisogna ammetterlo, di una prudenza schermistica che ha dato non poco fastidio al pubblico, che non ha lesinato fischi all’americano, reo di non avere concluso prima del limite come’era avvenuto con 21 avversari; ma soprattutto reo di evitare la lotta frontale, che Bundu ostinatamente cercava. Il match è cominciato con un gancio sinistro che colpiva la tempia di Bundu che andava al tappeto, un po’ frastornato all’8 l’italiano ha fatto capire di aver smaltito il colpo. Thurman in quel frangente aveva fatto onore al suo One Time, una volta sola, un colpo solo, l’occasione: ma l’episodio è rimasto fine a se stesso. Intendiamoci bene l’americano ha vinto nettamente, non con il punteggio da strike datogli dai giudici., ma i colpi migliori li ha portati lui, che non ha mai rinunciato a colpire anche quando indietreggiava. Bundu, dal canto suo cercava disperatamente di tagliargli la strada, ma non era un’impresa facile. Cercava anche di spiazzarlo cambiando in continuazione guardia, ma il risultato era lo stesso. Thurman è apparso tecnicamente perfetto, ma non abbiamo ben compreso il limite della sua potenza. E’ giovane, ma gli organizzatori lo tengono ancora in naftalina in attesa di opporlo a sua maestà Mayweather, ma soprattutto in attesa che diventi un personaggio e ieri sera a Las Vegas da questo lato ha perso qualche punto.
Leonard Bundu dal canto suo è stato la sorpresa della serata. Il pubblico americano non credeva ai suoi 40 anni e la domanda logica che molti si saranno fatti è cosa sarebbe stato Bundu con qualche anno di meno e una grande organizzazione alle spalle. Boncinelli e Vignoli cercavano di rincuorarlo e spronarlo a colpire di più, ma erano consapevoli che Leo stava compiendo una grande impresa e stava tenendo alto il nome della sua Nazione, della sua Firenze, tutta riversata al Palaforum ad applaudirlo.
 
 
Purtroppo nell’altro match, che ha visto di fronte un italiano, Lenny Bottai, opposto all’astro nascente Jermall Charlo, le cose sono andate tutt’altro che bene e la conclusione si aveva al terzo round con un micidiale sinistro alla tempia. La semifinale al mondiale IBF dei superwelter si concludeva secondo logica. Bottai, 37 anni, ha accettato l’impossibile con il coraggio che lo ha sempre contraddistinto, ma negli ultimi tempi ha alternato improvvisi ritorni sul ring all’insegnamento nella palestra che gestisce.
 
Alfredo Bruno

 

 

 

 

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