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LIBRI DELLO SPORT, RASSEGNA DI GIULIANO ORLANDO

 

 

Lo Zingarelli 2015 ha sposato anche lo sport

La Simeoni, la Ferrari, Bergamasco, Messina, Prandelli voci nuove che fanno riflettere.

Vocabolario della lingua italiana – Nicola Zingarelli, Mario Cannella e Beata Lazzarini – Ed. Zanichelli – Pag. 2690 – Euro 81,00.

L’ingresso ufficiale nello Zingarelli 2015, il vocabolario della lingua italiana - un tomo nel cui ventre è racchiuso tutto lo scibile della nostra lingua -, di personaggi dello sport, attraverso le definizioni atte alla peculiarità delle specifiche discipline rappresentate, lascia capire quanto il cosmo dell’attività agonistica, sia entrato in ogni angolo della nostra vita. Si capisce cosa significa per Bergamasco giocatore di rugby il termine fango e per la Ferrari grande ginnasta, la fatica. Parole sincere come il sudore che imperla il viso di entrambi. Sulla stessa linea Messina e Prandelli allenatori di basket e calcio, come della Simeoni campionessa salto in alto. Chiamate definizioni d’autore, con ampio coinvolgimento, da Armani a Mina, da Salvatores a Giugiaro e tantissimi altri che hanno lasciato un segno da grandi italiani. Questa edizione ha compiuto un passo avanti importante, nell’approcciarsi ad un mercato che non poteva restare solo quello riservato agli addetti ai lavori in chiave filologica, ma doveva stuzzicare e non poco, chi alla lingua italiana chiedeva poco o nulla, mai oltre la ruotine quotidiana. Sfogliando le 2690 pagine scopri significati che ti eri chiesto cosa intendessero, senza una risposta immediata. Ce ne sono 380.000 risolti, trovi le note grammaticali e l’uso corretto delle parole. Le locuzioni e frasi idiomatiche arrivano a 44.600. Imperdibili molte delle 11.600 citazioni letterarie che vanno da S. Francesco d’Assisi il patrono d’Italia a Dario Fo. Divertente il gioco dei sinonimi e contrari, ben 9300 i primi e 2000 i secondi, le analogie arrivano a 2350. Numeri che fanno riflettere sulla ricchezza dell’italiano, lingua antica eppure molto da scoprire. Lo Zingarelli cita 144.000 voci e 380.000 significati. Un grande oceano in cui nuotare senza timore di annegare. Semmai di restare a galla con minor fatica. Infine, troverete 5500 parole dell’italiano fondamentale e incredibile ma vero, ben 3125 da salvare. La nostra lingua non è a rischio estinzione, ma è meglio proteggerla prima che lo diventi.
Giuliano Orlando
 

Zoff Dino - Dura solo un attimo, la gloria. La mia vita

La nonna asburgica del grande Dino. Lo allenava tirando le prugne, che il più grande portiere italiano, doveva parare.

Mondadori Editore – Pag. 174 – Euro 17,00.

Il portiere di calcio è considerato un giocatore particolare. Anche se entra in capo assieme ai dieci compagni, non sarà mai compreso tra quelli che corrono avanti e indietro. Dino Zoff lo conferma senza remore: “Ho sempre giocato per me stesso. M’inebriava sentirmi isolato. Poi scoprii anche il profumo dell’erba”. Zoff dall’A alla Z, è un piacevole racconto che specchia il ragazzo, l’atleta e l’uomo, da giocatore ad allenatore e dirigente. Un friulano tutto d’un pezzo come il papà Mario e ancor più la nonna paterna Adelaide, una fans di Francesco Giuseppe d’Asburgo, il cui ritratto domina il salotto ed è fonte di meditazione. Carattere durissimo, si intenerisce solo per il nipotino: aspetto gracile, statura minima, quindi da rimpinzare di uova . Diventa anche il suo primo, inconsapevole allenatore. Una mattina in giardino inventa un gioco nuovo. Lancia le prugne e Dino deve afferrarle. Il gioco termina quando sono finite tutte sull’erba. Vengono raccolte e portate in cucina dalla mamma, che le cuoce. Comincia così la storia del più grande portiere italiano. Cresciuto a Mantova, esploso a Napoli e confermatosi a Torino, sponda bianconera, il mondiale a 40 primavere e poi il salto sulla panchina da tecnico. La promozione prima con l’Olimpica e poi a quella maggiore. Alla Lazio ha fatto il tecnico e il presidente. E’ diventato popolare, suo malgrado. Come dice nella cover, gli hanno dedicato anche un francobollo firmato da Guttuso. Ha scherzato con Papa Wojtyla e giocato a scopone con Sandro Pertini presidente della Repubblica, ha conversato spesso con l’Avvocato Gianni Agnelli. Ha attraversato il mondo del calcio senza mai alzare la voce, ma facendosi sempre rispettare. Compagno, rivale o tecnico di campioni come Sivori, Boniperti, Pelè e Maradona, per citare un poker da sballo. La sua storia è di assoluta semplicità, quanto straordinaria. Adesso fa il nonno di Pietro e Chiara e gioca a golf. Ma il virus del calcio non l’ha mai lasciato.
Giuliano Orlando

Odiavo i velisti

L’uomo di Azzurra, la barca magica italiana. Il velista romagnolo skipper nella prestigiosa America’s Cup.

Giorgio Cino Ricci e Fabio Pozzo – Longanesi editore – Pag. 236 – Euro 16,40.

Il secondo “implaccabile” ha un punto diverso dal precedente. Meno furore agonistico e qualche spicciolo di nostalgia in più. Forse l’autore ha perduto un pizzico di ironia, ma ha trovato il respiro del sentimento. A cominciare dal primo capitolo, dedicato a Nelson Mandela, che ha avuto la fortuna di ascoltare dal vivo nel 1997, quando il presidente del Sud Africa chiese ai soloni del CIO, il diritto ad ospitare i Giochi Olimpici. Risposta non pervenuta, ma non inutile. Il sasso nello stagno scende ma lascia onde che si allargano fino al bordo. Il resto è nostalgia a forma di palla ovale. Conoscere Alfred St George Hamersley è un vero piacere. Un britannico speciale, vissuto dal 1848 al 1929, longevo e attivo. Affarista e sportivo, seppe legare i due estremi, seminando rugby ovunque approdasse, dalla Nuova Zelanda a Bombay e Singapore. Entrato nella Hall of Fame quest’anno, forse in ritardo, ma sempre in tempo. Gli attori si susseguono, come le sfide. A Colombes, fine della Grande Guerra, il ritornello è il solito, specie quando scendono in campo americani e francesi. Nell’occasione forse esagerano, finisce con 20 punti per i locali. Attorno a quel risultato un conto salato, con gli yankees decisamente pesti. Il gallese Haydn Tanner passerà alla storia per aver battuto due volte nel giro di tre mesi, gli invincibili All Blacks, ma anche per una longevità incredibile, nonostante fosse mingherlino e  avesse il muso da volpino. C’è pure una digressione sulle danze, quelle neozelandesi, polinesiane e dintorni. Dalla “Ka.Mate” alla “Kapa-o-Pango” fino all’haka degli All Blacks. Anche intromissioni che entrano nel personale, come la vera identità di Paul Newman, l’uomo dal braccio d’oro nella stecca, versione cinematografica, che pare avesse problemi di origine sessuale. Niente di tutto questo per David Storey, giocatore e scrittore, maltrattato dagli editori di casa nostra, ma adorato dai gallesi, mentre la League, divideva i puristi dai popolari. Non è tutto. Il resto lo lasciamo alla vostra curiosità.
Giuliano Orlando 
 

Come un fulmine. La mia storia

Un ragazzo troppo veloce, anche in auto. Sbucato dalle strade polverose di Coxeath in Giamaica. E’ il fenomeno dello sprint.

Usain Bolt e Matt Allen – Tre60 – Pag. 266 – Euro 16,00.

Inizia con un volo la storia dell’uomo più veloce del mondo. Non in pista, ma sulla Highway 2000 a Vineygard Toll nella sua Giamaica. E’ il 29 aprile 2009, Usain Bolt il primatista assoluto dello sprint, viaggia su una potente auto. Causa la pioggia e la forte velocità, finisce fuori strada. Macchina distrutta, lui illeso. “Un messaggio dal Cielo”. Dichiara, dopo la grande paura. Poteva finire quel giorno la sua storia, ma il destino aveva deciso altrimenti. L’anno prima conquistava l’oro sui 100 ai Giochi di Pechino, quattro anni dopo a Londra si sarebbe ripetuto, moltiplicato per tre: 100, 200 e staffetta per la Giamaica. Chi è questo fenomeno, capace di cancellare tutti i precedenti record dello sprint? La sua versione conferma l’idea di essere un prodotto naturale di un’isola dove il sole è padrone e i suoi abitanti sono felici con poco. Terra di talenti, radicati al territorio come il figlio alla madre. Usain nasce fenomeno e vince suo malgrado. Non sta fermo un secondo, veloce come la luce, ma anche pigro e un po’ scansafatiche. A scuola si accorgono subito che le sue gambe sono elettriche e cercano di usarle al meglio, nelle gare. Cresce in altezza e velocità, lo chiamano a Kingston e da quel momento, siamo nel 2001 a 14 anni, inizia la carriera di Usain. Che è ancora in piena fase evolutiva, visto che la concorrenza ci prova, ma gli finisce sempre alle spalle. Un decennio di dominio assoluto, passando dagli appuntamenti più importanti: mondiali e Giochi, grandi meeting e grandi sponsor. Il tutto descritto col denominatore di un campione che dalle poche delusioni: la falsa partenza sui 100 ai mondiali nel 2011 a Daegu in Cina, ha la risposta pronta a suon di vittorie. In questo tourbillon di successi, come è cambiato l’ex ragazzino che i genitori portarono dal medico perché non riuscivano a tenerlo mai fermo? “Ero e resto un mammone, amo i miei genitori profondamente e appena posso torno a casa a Coxeath, il posto più bello del mondo”. A 26 anni, molto è rimasto di quel ragazzino che scorrazzava nei boschi, che aiutava mamma Jennifer e amava la musica e il ballo, come giocare a cricket. Ma si sentiva ancor più felice quando correva. Una dote che lo ha portato sul tetto del mondo.
Giuliano Orlando

E Andiamo A Vincere

Da un fiore, nascono i campioni del remo. Tre fratelli campani, figli di agricoltori, diventano i fenomeni italiani del canottaggio.

Gian Piero Galeazzi, Giuseppe La Mura – Limina – Pag. 180 – Euro 18,00.

A Messigno una frazione di Pompei, gli Abbagnale fanno gli agricoltori, coltivano fiori: i gladioli. Tutta la famiglia impegnata da mattina a sera. Compresi i sei figli, tra femmine e altrettanti maschi. Un giorno lo zio materno Peppe, che faceva parte del Circolo Nautico Stabia, nota che Giuseppe, Carmine e Agostino i tre fratelli hanno la corporatura giusta per diventare buoni canottieri. Intuizione splendida. I tre diventeranno i supercampioni del canottaggio azzurro. La loro barca, il “due con” – non più olimpica dal ’96 - scivolerà sulle acque di tutti i bacini conquistando ori mondiali e olimpici. Con l’apporto di Peppiniello al timone, i fratelloni d’Italia diventano l’esempio e il riferimento della vittoria nel segno della fatica, dell’applicazione e del sacrificio. Protagonisti per oltre un decennio, restano eroi indimenticabili grazie anche alla voce di Gian Piero Galeazzi, quello che urla “Andiamo a vincere”, trascinando atleti e telespettatori in un vortice di entusiasmo infinito. Che il percorso di questa famiglia sia lui a raccontarlo, con l’apporto di Giuseppe La Mura, che diventa la parte tecnica, rappresenta il meglio di un’avventura lungo le tappe di una vita in barca. Dai primi colpi di remo in mare al primo trionfo mondiale nel 1982 a Lucerna, poi l’oro olimpico nell’84 a Los Angeles e avanti ad Hazewinkel, in Belgio ancora iridati. Il buio a Nottingham nel 1986 e la rivincita sui fratelli Redgrave a Copenaghen l’anno dopo, per il bis planetare sulle acque di Seul nell’88. Un rincorrersi di vittorie, sconfitte e rivincite. Con gli Abbagnale a scrivere la storia e l’autore a dare voce alle imprese. Con relative riflessioni personali. Che continuano anche adesso. Giuseppe Abbagnale è il presidente federale in carica e un giovane Abbagnale fa parte della nazionale. La storia continua.
Giuliano Orlando

Vedrai che uno arriverà

Montagne e pavé, spauracchi affascinanti. Le imprese che hanno fatto la storia del ciclismo.

Giorgio Bureddu e Alessandra Giardini – Absolutely Free Editore,  Pag. 138 – Euro 13,00.

Parigi-Roubaix, Mont Ventoux, Puy-de-Dome, il Poggio, il Gavia, il Muro di Grammont, il Montjuic, l’Alpe d’Huez e il Mortirolo. Ognuna di queste corse ha nel suo palmares nomi di grandi protagonisti. Da Merckx a Gimondi, da Massignan a Poulidor, Chiappucci e altri pedalatori di lega nobile. Alla Roubaix gli eroi sono quelli che sul pavè ci danzano come sa fare Franco Ballerini, mentre altri si dannano, come Museeuw che su quelle pietre ci lascia un ginocchio. Eppure due anni dopo compie l’impresa di vincere da solitario sulle stesse pietre che l’avevano distrutto, rischiando l’amputazione dell’arto. Eroi o incoscienti? Chissà, un certo Nietzsche che la sapeva lunga, scrisse ne La gaia scienza: “Nessun vincitore crede al caso”. Raymond Poulidor, il ciclista contadino francese, che nel 1960, rimandato a casa al confine, perché privo di passaporto, l’anno dopo entra in Italia e vince la Sanremo dopo una corsa ad inseguimento da incubo. Fora e perde due minuti. Vuole abbandonare ma il suo direttore lo prende a male parole, obbligandolo a risalire in bici, perché può farcela. Ai piedi del Poggio diventa aquila e vola via. Il gruppo lo insegue e gli rosicchia metri dopo metri. All’arrivo ha un sospiro di vantaggio e vince. Per rendersi conto di quello che ha fatto ci vogliono parecchi minuti. In cima al Sestriere ci sono arrivati in parecchi, da Giulio Cesare a Napoleone e prima ancora Annibale che aveva il vezzo di portare appresso pure gli elefanti. I ciclisti l’hanno scalato qualche secolo dopo, gli organizzatori ci ricamarono anche la cronoscalata nel ’93, vinta da Indurain, l’iberico che sembrava non sentire fatica, il volto identico: prima, durante e dopo le corse. L’anno prima, Claudio Chiappucci compie l’impresa storica: duecento km. in fuga, 120 da solo e negli ultimi, resistendo proprio a Indurain che lo insegue e lo vede vicino, ma lo raggiunge solo dopo il traguardo. Altre storie e prodigi imperdibili, tutte da leggere.
Giuliano Orlando
 

Io c'ero 1973-2012 la 100 chilometri del Passatore. Quarant'anni e non li dimostra.

PUn masnadiero che ha fatto la storia delle ultra. Intitolata a Stefano Pelloni, la Firenze-Faenza, scollinando le Croci e la Colla.

Elio Pezzi – EDIT Faenza – Pag. 336 – Euro 15,00.

 
E’ il secondo libro sulla regina delle 100 km. dedicata al Passatore, il brigante cortese della Romagna, Stefano Pelloni, diventato eroe del popolo. Il lavoro di Elio Pezzi, storico ufficio stampa della corsa, ha completato la storia di una corsa nata nel 1973, salita alla ribalta assoluta con campionati europei e del mondo, indicata da tutti gli esperti la più bella ultra del mondo. Nessuna controindicazione. Il volume ne descrive l’ultimo ventennio, attraverso le cronache non dei media, ma degli attori che sulle strada che da Firenze portano a Faenza, ne hanno sofferto e goduto ogni metro. Vincitori e sconfitti eccellenti, donne e uomini che questo appuntamento hanno onorato. Dai sempre presenti, cominciando da Walter Fagnani, classe 1924, che a 90 primavere ha corso in 17 ore la distanza! Alla pari con Marco Gelli a quota 41, seguiti da Lucio Bazzana, l’uomo del Che, con 39 tacche. Tanti, perfino troppi i protagonisti di questa regina delle ultra. Il romano Mario Calcaterra ha collezionato ben nove successi, strarecord mondiale, nessuno ha vinto la stessa 100 km. per nove volte consecutive. Brava pure Monica Carlin che ha fatto poker e anche il record della gara in 7h.35’07”, mentre quello maschile non poteva che appartenere a Calcaterra (6h.25’47”). Chi termina la corsa è di per un campione. Nell’albo d’oro sono scritti i nomi dei vincitori, molti hanno conquistato europei e mondiali, da Fattore ad Ardemagni, iridati come Monica Casiraghi unica italiana ad aver toccato quel traguardo. Qualche anno prima si era imposto Vito Melito (’76-’77-‘78-‘81), Fausto Coletti (’84-‘85), negli anni ’90, il francese Bellocq (’86-‘87) e il connazionale Vuillemenot nell’’89, il polacco Jamont nel ’90, poi la doppietta di Nunes il brasiliano (’91-‘92). Nel ’93 inizia l’assalto russo con Kononov sei volte a bersaglio, Kruglikov e Siniouschkin. Ad interrompere tale egemonia ci pensa Stefano Sartori nel ’98 e nel 2002, mentre l’anno dopo trionfa Mario Fattore, nel 2004 Ardemagni e l’anno dopo ancora Fattore. Dal 2006 un solo uomo al comando: Giorgio Calcaterra, tutti gli altri gareggiano per il posto d’onore
Giuliano Orlando
 
Giuliano Orlando

 

 

 

 

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