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LIBRI DELLO SPORT, RASSEGNA DI GIULIANO ORLANDO

 

 

 

Il ciclista illuminato

Favola filosofica di un mediocre atleta che salta la siepe.

Roberto Piumini – Ediciclo editore – Pag. 110 – Euro 12,00.

 
Solitamente lo stop è il segnale della conclusione. Di un percorso, di una storia. Quella di Zugalà, ciclista sotto il livello del più modesto gregario, sembra adattarsi alla logica. Invece, quel rifiuto a proseguire una fatica che il suo corpo respinge, dà il via al nuovo destino della sua vita. Una favola odierna, un racconto semplice ed emblematico. L’incontro con Alisa, apparizione bucolica, che gli cambia la vita. Da ciclista in contadino, non quello classico, ma attore di una trasformazione radicale. Il colpo di scena è legato alla luce. Quella elettrica, mancante, che Alisa ha rifiutato di pagare al padrone della centrale. Siamo nel cuore delle storie alla Liala, ma questo non cambia la sostanza della favola. Zugalà, per la prima volta diventa protagonista e per la prima volta vince una gara a pedali, anche se un po’ atipica, contro quel padrone rifiutato dalla sua compagna. Qui inizia l’ultimo capitolo, dove Zagalà offre il meglio, trasformandosi da modesto pedalatore e scarso contadino, in ottimo e solerte operatore per dare alla casa quella luce latitante. Ci riesce, usando il mezzo che in passato non gli aveva che dato delusioni. La bici diventa la forza motrice per illuminare la casa. Il finale è zucchero e miele, ma questo è scontato. L’importante è che vissero felici e contenti. Senza scadenza di tempo.
Giuliano Orlando
 

Ho visto Maradona

Una lunga amicizia nel segno di Diego, amore e sesso.

Antonio Gurrado – Ediciclo editore - Pag. 192 – Euro 14,50.

 
In quattro come i Tre moschettieri, nella Napoli che si esalta per Maradona, il dio calcistico di una città che vola sulle ali di vittorie che riscattano l’atavico vassallaggio di un popolo che sembra ancora figlio di lasciti borbonici, dove il povero era consuetudine e folclore. Mozzarella, Anatomia, Gringo e il Milanese, gli attori disegnati stupendamente lungo perimetri quotidiani ai tempi del liceo. Il primo è un divoratore instancabile, latteo come il cibo che ingurgita, purtroppo vita breve, Anatomia ha il sesso in testa, si arrabatta per far combaciare necessità quotidiane e sogni onirici, Gringo è il più napoletano del gruppo con annessi e connessi. La voce portante, il protagonista è il Milanese, quello che parla italiano, che va controcorrente, comunista berlusconiano, tifoso del Milan, mosca rossonera nel mare di napoletani. Tutti assieme allegramente, perché la disperazione non può attecchire quando hai 18 anni, quasi 19. Se Maradona è il simbolo, il campionato lo scenario quotidiano, le strade dei quattro sono l’emblema di una cultura che rispecchia la Napoli di ieri, identica ad oggi. Ci sono le passioni per le compagne di classe, con sorpresa finale, il professor Borlini, diventato preside, la professoressa Danieli, frutto proibito colto dal Milanese a piene mani, con ricatto annesso. Fino al destino conclusivo. Che dopo l’ubriacatura di quel campionato vinto dal Napoli di Maradona, escono dalla scuola per cercare la propria strada. Sono passati 25 anni, ma nulla è cambiato.
Giuliano Orlando

Gli implaccabili 2

Storie di terra e fango, sincere con uno spruzzo di picaresco, commoventi

Giorgio Cimbrico – Absolutely Free Editore – Pag. 156 – Euro 13,00.

 
 
Il secondo “implaccabile” ha un punto diverso dal precedente. Meno furore agonistico e qualche spicciolo di nostalgia in più. Forse l’autore ha perduto un pizzico di ironia, ma ha trovato il respiro del sentimento. A cominciare dal primo capitolo, dedicato a Nelson Mandela, che ha avuto la fortuna di ascoltare dal vivo nel 1997, quando il presidente del Sud Africa chiese ai soloni del CIO, il diritto ad ospitare i Giochi Olimpici. Risposta non pervenuta, ma non inutile. Il sasso nello stagno scende ma lascia onde che si allargano fino al bordo. Il resto è nostalgia a forma di palla ovale. Conoscere Alfred St George Hamersley è un vero piacere. Un britannico speciale, vissuto dal 1848 al 1929, longevo e attivo. Affarista e sportivo, seppe legare i due estremi, seminando rugby ovunque approdasse, dalla Nuova Zelanda a Bombay e Singapore. Entrato nella Hall of Fame quest’anno, forse in ritardo, ma sempre in tempo. Gli attori si susseguono, come le sfide. A Colombes, fine della Grande Guerra, il ritornello è il solito, specie quando scendono in campo americani e francesi. Nell’occasione forse esagerano, finisce con 20 punti per i locali. Attorno a quel risultato un conto salato, con gli yankees decisamente pesti. Il gallese Haydn Tanner passerà alla storia per aver battuto due volte nel giro di tre mesi, gli invincibili All Blacks, ma anche per una longevità incredibile, nonostante fosse mingherlino e  avesse il muso da volpino. C’è pure una digressione sulle danze, quelle neozelandesi, polinesiane e dintorni. Dalla “Ka.Mate” alla “Kapa-o-Pango” fino all’haka degli All Blacks. Anche intromissioni che entrano nel personale, come la vera identità di Paul Newman, l’uomo dal braccio d’oro nella stecca, versione cinematografica, che pare avesse problemi di origine sessuale. Niente di tutto questo per David Storey, giocatore e scrittore, maltrattato dagli editori di casa nostra, ma adorato dai gallesi, mentre la League, divideva i puristi dai popolari. Non è tutto. Il resto lo lasciamo alla vostra curiosità.
Giuliano Orlando 
 

L'ultimo minuto

L’ex allenatore che non amava il figlio, calciatore senza talento.

Marcelo Backes – Del Vecchio Editore – Pag. 268 – Euro 14,50.

 
Libro abbastanza complesso nel suo duplice percorso.
Quello psicologico che soffre un padre ricco di problematiche derivanti dai trascorsi non facili, mentre la realtà diventa tragica con l’uccisione del figlio, calciatore senza la scintilla del talento, colpa grave per un genitore le cui elucubrazioni diventano ossessioni.
Lo svolgersi della trama a ritroso avviene in carcere, un colloquio tra realtà e fantasia, alla ricerca di una motivazione che giustifichi l’estremo gesto e nel contempo confermi l’inutilità dello stesso.
Una vita costellata di estremi, i vizi e le virtù, donne e tabacco, l’approccio con i farmaci, la scoperta dei bordelli e il sempre difficile approccio con quel figlio che accusa di modestia calcistica. E che deve giudicare, essendo l’allenatore della squadra.
Quasi sempre tenuto in panchina. Esperienze che cambiano con gli approdi, dal duro Brasile alla Svizzera dove tutto è  perfetto, almeno in apparenza, fino al ritorno a Rio, ultima tappa di quel “teatro dell’esistenza” idealizzato dal calcio, il tema centrale di un testo scritto con grande impegno.
La vera essenza sta nella grande difficoltà a recepire il cambiamento sociale e tecnologico del pianeta, mentre un uomo come Joao, non riesce ad uscire dall’imbuto che ha creato e per non soffocare, uccide il figlio, calciatore mai realizzato.
Giuliano Orlando

Il fuorigioco sta antipatico ai bambini

Libera rilettura dei dodici campionati del mondo.

Francesco Savio – Ediciclo editore - Pag. 128 – Euro 12,50.

 
Qualcuno potrebbe obiettare che questo fuorigioco, poco simpatico ai ragazzi, mica ci azzecca col libro che ha una sua traccia coerente: i mondiali di calcio dal 1972, quando l’autore era ancora nella pancia di mamma, che col papà ascoltava e dissertava sul torneo in Germania Ovest, visto che c‘era anche quella dell’Est. Il fuorigioco viene fuori al tempo dell’oratorio, allorchè il prete insiste con l’autore, a quel tempo in età scolare, di stare largo. Con replica quasi ossessiva: “Così non becco mai un pallone”. Per colpa del fuori gioco. Finito il discorso. Per l’edizione storica ’82, visti nella pensione di Gatteo Mare, con Bearzot che tra una tirata di pipa e il supporto del presidente Pertini, porta l’Italia all’oro. Viene scomodato Eschilo con “Se rispettano i templi e gli Dei dei vinti, i vincitori si salveranno”. In verità più di Eschilo, ci pensa Paolo Rossi, che dopo l’espiazione torna protagonista quando nessuno ci avrebbe scommesso una lira. Tanto che rispunta il vecchio detto, all’inverso “Dalle stalle alle stelle”, con buona pace di tutti. Per ogni edizione comparazioni tra libro ed evento, Voltaire e Sciascia per la mano di Maradona (1986), il rigore alto di Baggio nel ’94 negli Usa, leggendo “La colazione dei campioni” di Kurt Vonnegut, mentre spetta a “Lo straniero” il posto nel ’98. Nel 2002, troppo facile indicare l’arbitro Moreno, l’uomo del destino che castiga ingiustamente l’Italia contro la Corea del Sud, mentre sul libro scelta in carattere: “Il padiglione d’oro” di Yukio Mishima, dove tale Mizogushi il protagonista, come Moreno, ossessionati dalla bellezza, cercano di distruggerla. Centrato. Il 2006 in Germania è l’apoteosi dell’imprevisto, da Lippi agli altri. Sugli ultimi due mondiali lasciamo ai lettori il piacere o meno di conoscere l’iter, con autori e protagonisti annessi e dismessi.
Giuliano Orlando

Il servizio in salto spin nella pallavolo

Guida utile sia agli appassionati che ai tecnici.

Oreste Vacondo – Libreria dello Sport – Pag. 144 – Euro  15,00.

 
 
Il servizio, un fondamentale del volley, che sta assumendo sempre più il ruolo di arma letale. Sicuramente un gesto tecnico, passato dal semplice invio della palla nel campo opposto ad esercizio talmente offensivo da assumere importanza sempre maggiore. Questo il concetto che l’autore, tra i più qualificati tecnici italiani, spiega e illustra con dovizia di particolari, arricchendo ogni dettaglio con foto e disegni, che facilitano le descrizioni. Percorso completo ricco di immagini, lungo tutto l’espletamento del movimento che deve rasentare la perfezione per ottenere il massimo. Dai passi d’approccio, per aumentare la velocità della rincorsa al movimento del braccio, fondamentale nell’imprimere alla palla tutte le componenti affinchè il risultato sia ottimale. La meccanica del gesto viene sezionata in ogni frazione, dalla posizione del piede, della gamba, del tronco, del braccio e della mano. Un susseguirsi di gesti, ampliati, dalla visione laterale, che completano il movimento in spin. Elementi chiave di tutto questo, ben dodici condizioni per il miglior utilizzo della battuta. Dalla potenza alla precisione, lancio corto e aggressività. L’altezza del balzo ma anche la lettura della traiettoria. Lo svincolo delle braccia, la rotazione, gli appoggi, lo stacco da terra e il buon uso del polso e il rientro a terra con i due piedi, per equilibrare il peso del corpo. Oltre alla concentrazione assoluta. Condizione fondamentale per dare il meglio.
Giuliano Orlando
 

L’arte dell’Hojo Undo

Più potenza alle tecniche del karate.

Michael Clarke – Edizioni Mediterranee – Pag. 225 – Euro 19,50.

 
Già il fatto che l’autore sia un occidentale, per dare informazioni sull’arte dell’Hojo undo, e nell’introduzione del libro illustri maestri giapponesi come Hiroshi Akamine, Tsuneo Kinjo e Tetsuhiro Hokama tutti di Okinawa, la culla della disciplina, abbiano parole di stima per il lavoro edito in Italia, cancella ogni dubbio sulla validità dell’opera. Volutamente non entriamo nel dettaglio dell’Hpjo undo, limitando il nostro intervento a informare sulla nascita descritta nel libro. Quest’arte di combattimento ha origini antichissime, che trovarono terreno fertile nell’isola di Okinawa, estraendo la radice dalla Cina patria tradizionale delle arti marziali. Gli isolano si specializzarono sviluppando forza e resistenza sollevando e colpendo pesi notevoli, con attrezzi di uso quotidiano. Gli abitanti di Okinawa, malgrado la corporatura abbastanza modesta, dimostrarono capacità e forza fisica straordinarie. Gli strumenti, in particolare il makiwara, il più conosciuto nel karate, oltre all’uraken per rafforzare il dorso del pugno, restano fondamentali nell’esecuzione degli esercizi. Che nel tempo hanno raggiunto perfezione tecnica e quindi un riscontro ottimale. Il karate è poi uscito dai confini nazionali, per intraprendere le strade del mondo, senza mai tradire i fondamentali dell’hojo undo, che rappresenta il miglioramento (potenza) alla disciplina. Testo didattico, molto curato con annotazioni storiche e riflessioni di carattere mentale, una guida ulteriore per gli appassionati, una piacevole scoperta per i nuovi cultori.
Giuliano Orlando
 
Giuliano Orlando

 

 

 

 

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