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L’IMPRESA DEL CAMPIONE DI ROCCO E QUELLA DI LAURI

 

 

Nonostante i giudici casalinghi, l’italiano mantiene l’europeo superleggeri a Madrid a spese di Nieto.

Il varesino mette KO il tedesco Schultz.

di Giuliano Orlando

In sede di presentazione, accennavo al fatto che in trasferta si deve stravincere per ottenere il verdetto. Nulla di nuovo sotto il sole o le nubi, che sono più di moda. A Madrid il campione europeo superleggeri Michele Di Rocco (38-1-1) guidato dai Cherchi, ha assaporato il gusto dolce della vittoria di fronte al locale Ruben Nieto (15-1) che ha dovuto incassare il primo stop della carriera, nonostante il tifo assordante dei 5000 spettatori e la generosità dei tre giudici che nonostante i due conteggi sopportati dallo spagnolo, hanno assegnato in due (Oliver Brien e John Keane114-113 e il terzo più generoso Jan Christensen 114-112 per il campione. Che braccino corto. Salvatore Cherchi il patriarca del clan sardo-milanese, assicura che volendo essere generosi Nieto si è aggiudicato due o tre round, un paio pari e il resto a Michele. Fatti due conti, considerato l’ambiente, ci stavano almeno 5 punti. Se consideriamo che i conteggi ne tolgono uno, qualora non fossero arrivati, per due giudici aveva vinto Nieto! Cosa avrà scritto il supervisor Pertti Augustin, nella sua relazione? All’EBU sono come le scimmie indiane, non vedo, non sento, non parlo. Al limite chiudono gli occhi. I soliti esterofili affermano che in Italia è lo stesso, Dissento. Intanto accade meno spesso e a differenza degli altri paesi, si levano voci critiche e non poche. All’estero il coro è unilaterale per il pugile di casa. C’è una differenza sostanziale. Per mesi si è parlato del pari europeo tra Alì e Rebrasse, scandaloso. Infatti nella rivincita ha vinto il migliore, che era il francese. Quanti verdetti casalinghi in Germania, in Francia e al Nord Europa subiscono critiche? L’ultimo tra Arthur Abraham e l’inglese Paul Smith per il mondiale WBO supermedi. Leggendo le cronache tedesche, vittoria larga dell’armeno. Poi scopri che il manager di Smith invia il filmato al WBO e questi si accorgono che in effetti tra i due ha fatto meglio Smith. Idem dalla Spagna, che accettano la sconfitta a denti stretti. Purtroppo da sempre è il pubblico che fa il verdetto e i giudici seguono l’atmosfera. Salvo rarissimi casi.
A Madrid si è visto il miglior Di Rocco, concentrato e preciso, veloce e cattivo. Ho visto il filmato da un cellulare, non il meglio, ma già qualcosa. Ritmo altissimo per 5 riprese, ma alla conta ha sempre fatto meglio il campione, che alla quarta ha mandato al tappeto Nieto in modo pesante. Che sia stato bravo a recuperare e il pubblico è impazzito per la reazione, non significa che il round è pari. Ci sono due punti per l’italiano. Sicuro glieli abbiano dati? Nella parte finale Nieto si è gettato allo sbaraglio e nell’11 round, su un assalto a vuoto, il destro di Michele l’ha rimesso giù. Lo spagnolo ha vinto la ripresa finale. Mettendo i colpi della disperazione, Di Rocco ne ha sentito un paio, ma ha chiuso bene la guardia, senza altri rischi.
Un capolavoro tattico grazie alla preparazione perfetta. Franco Cherchi ha lavorato bene come al solito e Di Rocco sta offrendo la sua migliore stagione. Con la ragionevole speranza di aver accorciato il percorso che lo divide dall’opportunità iridata. Sulla quale Salvatore ci sta lavorando da tempo. Era importante vincere in Spagna, per suffragare questa ambizione. Vincenzo Gigliotti (24-5), 42 anni, torna sul ring dopo circa 11 anni, batte a Madrid il ragazzino magiaro Peter Mellar (1-12-2) dieci anni meno, dominando sui 6 round. Uno sfizio? Speriamo sia così.
Anche se non può essere paragonata a quella di Di Rocco, nel suo piccolo, il non più verde Giuseppe Lauri (56-16), 38 anni e da oltre venti sul ring, ha compiuto un capolavoro sul ring tedesco di Hangelsberg, nella regione del Brandeburgo, mettendo ko il favorito di casa, l’aitante Rico Schultz, 27 anni, una sola sconfitta contro 13 vittorie, dodici per ko, un killer che nelle previsioni doveva fare un boccone del nostro Cinderella Man, tra l’altro pugile a mezzo servizio. Nell’altra metà ha la procura di una trentina di pugili ungheresi, terra nella quale risiede da anni, con famiglia annessa. Tra la sorpresa generale, sul finire del settimo round, con Rico avanti ma meno del previsto, incrociava il gancio sinistro del varesino, colpo che ai tempi belli era il gioiello di casa. Luci spente per il krukko, nonostante il conteggio lunghissimo dell’arbitro, incredulo che al tappeto ci fosse il suo connazionale. Talmente sorpreso che al suono del gong, non decreta il ko, ma cerca la scappatoia del riposo. Purtroppo Schultz non si riprende e i suoi secondi debbono portarlo all’angolo di peso, con la barella pronta per il ricovero. Evitato. Una vittoria che vale la cintura Global Boxing Council: tre parolone, prive di sostanza. Più della cintura molto imponente, vale la vittoria all’estero perché colta talmente a sorpresa, che l’arbitro la rifiutava. Per tornare al discorso di prima. Bravo The End, confermando che anche se il tempo corrode le energie e quindi riduce il rendimento, lascia ai pugili di talento alcune caratteristiche essenziali, tra cui il colpo che stende. Giuseppe genietto precoce, il più dotato dei Lauri (papà Augusto e il fratello Antonio). Entra nella nazionale jr. nel ’91 a 15 anni, bronzo ai campionati Novizi, idem nel ’92 tra i 3° serie. Nel ‘94 vince il Torneo Italia jr. nei leggeri. A 19 anni (1995) diventa campione italiano assoluto, si ripete nel ’96. Da professionista si porta dietro un record in maglietta di circa 150 incontri e 120 vittorie. Non quaglia con la FPI, debutta con licenza svizzera, fine ’76 a Bellinzona. Solo nel 2000 combatte in Italia, Mancano due anni al ventennio da pro. In carriera ha tentato all’estero e invano, quattro volte l’aggancio europeo. Campione italiano e UE, unico ad aver battuto Michele Di Rocco (2007) ma ha perso netta la rivincita. Non ha ottenuto quello che le sue potenzialità meritavano. Due le motivazioni: l’ansia tremenda prima dei match e una certa disinvoltura nell’accettare ogni sfida, per qualche euro in più. Bruciato? Per certi versi sì. Comunque un campione. Pur nella ristretta cerchia del varesotto, dove è idolatrato. L’altra sera è uscito dall’ombra e ha fatto brillare quel talento tante volte offeso. Bravo Giuseppe. Senza dimenticare che quando venne scoperto quindicenne, in molti lo definirono il nuovo Benvenuti degli anni ’90. 
 
Giuliano Orlando

 

 

 

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