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LA PRIMA TLB AI FALCHI LEGIONARI

 

 

La coppa della Prima Talent League of Boxing va ai Falchi Legionari

di  Alfredo Bruno

A Roma si è conclusa la carrellata interessantissima di questa Talent League of Boxing “inventata e ideata” da Roberto Cammarelle con una finale da codice rosso sportivamente e positivamente parlando che ha visto sfidarsi sul ring del PalaTiziano i Falchi Legionari e gli Squali Borboni, una edizione moderna, riveduta e corretta, di una sfida storica tra Lazio e Campania (anche se a quest’ultima si è aggiunta per necessità di partecipazione la Calabria). L’impianto romano ha rispolverato la scena per cui era nato, rivedendo il suo look per indossare lo smoking dei giorni migliori. Per quello che è avvenuto si tratta purtroppo di un miracolo che si è potuto realizzare grazie all’intervento del CONI, non insensibile al richiamo della FPI del Presidente Brasca e del Segretario Tappa. Oggi purtroppo per far risalire ai fasti meritati occorrono più voci: l’ospitalità della Virtus di Pallacanestro, una sinergia di sport che aiuta un altro sport, di Roma Capitale con il suo Assessorato Qualità della Vita, Sport e Benessere e una sfilata di sponsor e Social Partner rimasti affascinati dal progetto di Roberto Cammarelle. Il pubblico ha risposto bene e la comunicazione ha prodotto un tam tam, gergo primitivo ma efficace, che ha coinvolto tutte le testate sportive e alcune non, logicamente trovando anche adesione “satellitare” via internet e via etere.
 
L'esultanza dei vincitori al termine della finale
 
E’ stata reinventata dopo anni una tribuna vip con campioni di altri sport (Stefano Pantano, Luca Massaccesi, Elio Verde, Francesco D'Aniello, Fabrizio Donato, Alessio Sakara, Daniele Pantoni, Kelum Perera, Laurent Ottoz), vip istituzionali e del mondo dello spettacolo (Carlo Toti, presidente della Virtus, Alberto Brasca, presidente FPI, Roberto Aschi, presidente Comitato Laziale FPI, Enrico Apa, presidente Campania FPI, Pino Insegno, Tiziana Rocca, Giulio Base e Pinno Scaccia). Oltre ai pugili il protagonista principale è stato il pubblico con un campanilismo che ha trovato la sua giusta dose e correttezza senza uscire mai dalle righe, uno spot per tutto lo sport in generale.
 
Si comincia puntuali…le esigenze televisive non perdonano.
 
Nei 56 kg. “ il falco” Mauro Forte se la vede con “lo squalo” D’Andrea, unico calabrese insieme alla riserva Lavitola, un avversario dai denti aguzzi, per rimanere in tema, da tempo perno fisso della nazionale con titoli conquistati da paura. Forte fa onore al suo cognome, se la gioca sulla sua non indifferente potenza ma ha di fronte un avversario sgusciante e rapido che fa scattare le braccia come molle. Forte in guardia destra ha grinta e coraggio in quantità e lo si vede nel secondo round quando costringe l’avversario con uno scambio al cardiopalma. Nel terzo round D’Andrea trova la misura giusta e crea qualche problema al laziale, che stringe i denti per una onorevole sconfitta.
 
Nei 60 kg. gli “Squali” giocano quella che avrebbe dovuto essere la carta vincente. Donato Cosenza, anche lui titolare della Nazionale, affronta Valerio Nocera, giovane promessa uscita dal vivaio di Stefano Vagni e Fabio Carice. Il laziale non mostra alcun timore riverenziale e risponde per le rime. Qui la fortuna e la sorte, che spesso vanno a braccetto, giocano la loro parte. Cosenza esce con visibile taglio da uno scontro accidentale di teste. Il medico tampona provvisoriamente la ferita. Logicamente i ferri si riscaldano con un bello scambio, Nocera spara un gancio destro, che sembra teleguidato, e lo spacco si riapre. Per il medico non ci sono dubbi…il match è finito. Attesa per il verdetto: due giudici vedono Nocera e uno Cosenza. Quel gancio destro galeotto è stato determinante. Una sfortuna che ha fatto il bis con quella avvenuta l’anno scorso a Marcianise contro Michael Magnesi, altro pugile laziale. Nocera inconsapevolmente è stato determinante bloccando il superfavorito.
 
Nei 64 kg. Un Marco Ambrosi (Falco) pimpante e determinato prende subito l’iniziativa contro Gianluca Picardi, fratello del plurimedagliato Antonio. Il pugile campano soffre l’aggressività e il ritmo che gli impone l’avversario. Sente un destro nel secondo round, dopo uno scambio si accascia al tappeto, sembra stanco, probabilmente ha accusato un colpo, cosa che si è portato appresso fino alla fine. I Falchi passano in vantaggio.
 
Nei 69 kg. Altra sfida interessante e inedita. Stefano Zaccagno, passato alla “scuola” di Carlo Maggi, affronta Vincenzo Scannapieco. Quest’ultimo fa parte della schiera dei giovani emergenti ma ha di fronte un problema di non facile soluzione. Zaccagno è pugile di attacco, un demolitore pericoloso, che non concede tregua. Il match diventa duro fin dall’inizio. Scannapieco cerca di replicare, ma non sembra a suo agio di fronte all’incalzare dell’avversario. Nel secondo round accusa un forte dolore alla mano destra che richiede l’intervento del medico che decreta lo stop.
I Falchi prendono il largo.
 
Nei 75 kg. si entra nel regno di Raffaele Munno. Per Scaringella c’è una sola strada da seguire i colpi dritti e mantenere la distanza. E’ più facile a dire che a fare. Munno ha una sua abilità tutta particolare ad accorciare la distanza e sparare ganci e montanti in un fazzoletto di spazio. Scaringella ci mette il massimo impegno e per lui diventa già un merito non essere travolto. Gli Squali si avvicinano.
 
Negli 81 kg. Le speranze di un match ai punti si sciolgono già in partenza conoscendo il modo di combattere e la potenza di Nika Gogiashvili georgiano di Giugliano e l’aggressività di Matteo Guainella. Quest’ultimo sceglie la strada più impervia con lo scambio frontale. Lo spettacolo ci guadagna con battiti cardiaci in accelerazione. Dopo aver vinto il primo round Guainella pensa che quella sia la strada giusta, ma è come se avesse gettato un fiammifero acceso su una polveriera. All’ennesimo scambio sbarella visibilmente, l’arbitro lo conta e giustamente ferma il match, anche se il romano vorrebbe continuare. Tutto da rifare, siamo in parità.
 
Nei 91 kg. Nicolò Barsotti (Falco) e Domenico Norvetta (Squalo) si sono già incontrati in queste TLB. La vittoria era stata assegnata a Barsotti. Il romano si ripete con gli interessi. Norvetta prova a frenarlo con il destro, ma le mazzate dell’allievo di Pili lasciano subito il segno. Il naso di Norvetta sanguina, ma diventa quasi un motivo provvidenziale per fermare il match nel secondo round. I Falchi passano in vantaggio, mentre gli Squali puntano tutto sul match seguente.
 
Tra i +91 kg. C’è al di là del punteggio per la vittoria la sfida più interessante della giornata. Si parla della successione di Roberto Cammarelle. Mirko Carbotti e Tommaso Rossano si sono già incontrati due volte con una vittoria ciascuno. Tra loro è in palio la bella e si decide anche il risultato della squadra che vincerà la Talent League. L’inizio di Carbotti non è dei migliori, il laziale appare contratto di fronte ad un avversario più preciso. Ma sul finire il romano lascia partire un violento gancio destro che fa piegare le gambe all’avversario. Sembra il campanello di una riscossa. Carbotti lascia da parte ogni prudenza e attacca duramente, si becca anche un richiamo, ma si dimostra più efficace. Nel terzo round i due sembrano giocarsi tutto dalla leadership alla Nazionale con uno scambio intenso. Carbotti ha più benzina e finisce in crescendo. Vittoria chiara e i Falchi Legionari ricevono, anzi è Carbotti come capitano a riceverla da Cammarelle, la grande coppa che sancisce il loro trionfo. Le novità non finiscono qui perché il riconoscimento al miglior pugile del Torneo è andato a Nicolò Barsotti…tutto sommato più che giusto visto che il romano ha sempre vinto e ha fatto tutto e bene con la massima semplicità.
 
Alfredo Bruno

 

 

 

 

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