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LIBRI DELLO SPORT, RASSEGNA DI GIULIANO ORLANDO

 

 

The Dancer – Storia d'amore e di pugni in 12 round

I pugni al sapore di fatica tra gente del Sud e d'Africa. Ricalca il filone caro a Cadwell degli anni '30 '40.

Liliana Eritrei e Adriana Sabbatini – Minerva Edizioni – Pag. 190 – Euro 15,00.

Romanzo d’amore e di boxe, nella calda terra pugliese, tra Foggia e Lecce. Racconto che ricalca i temi cari a Erskine Cadwell, che scrisse “Piccolo campo”, “La via del tabacco” e “Fermenti di luglio”, negli anni ’30 e ’40, in cui l’ambiente diventava il termometro umorale dei personaggi. In questo caso si intrecciano due interpretazioni della convivenza tra i contadini e i nuovi emigranti, nella fattispecie ragazzi del Senegal, uno dei quali entra prepotentemente nella vita della famiglia di Rocco Di Santo. Si tratta di Ben che sposa la figlia Lara e questo rapporto è condizionato da situazioni a volte paradossali in cui, il nuovo arrivato che ha qualità pugilistiche notevoli, potrebbe realizzare il sogno di papà Rocco, che da anni allena e allena, sperando di trovare il campione da portare al titolo italiano. Arriva il giorno atteso e il trionfo sognato. Campione italiano grazie al matrimonio e qui inizia la storia successiva, il round che suona per rintocchi al sapore mondiale. Prima di arrivare a tanto, si intersecano passaggi tipici delle famiglie dove la terra è il tesoro quotidiano da preservare, e lo sport diventa un intruso scomodo. Ci sono difensori e avversari, c’è pure la fuga di Ben che rientra nel Senegal. Il viaggio di Rocco a Dakar per far tornare Ben e riaccendere la speranza di quel sogno iridato. Come in ogni romanzo che si rispetti, qualcuno esce di scena e altri si affacciano. Il finale, che non raccontiamo, diventa una cavalcata nel rispetto di tempi cinematografici, che tocca l’apice nelle ultime pagine. Un bel lavoro, che la Eritrei e in particolare Adriana Sabbatini hanno scritto col cuore. Perché affermo questo? Adriana è figlia d’arte, papà Rodolfo è stato uno dei più grandi organizzatori di pugilato. Buon sangue non mente.
Giuliano Orlando
 

Muhammad Ali. L'ultimo campione. Il più grande?

Una domanda per cento risposte. L'interrogativo posto dall'autore non troverà mai la coralità dell'assenso. Ma stuzzica.

Rino Tommasi – Editore Gargoyle – Pag. 160 – Euro 40,00

 
Il grande Alì è sempre di moda. Anche se non è facile raccontare novità sul più grande personaggio sportivo in assoluto. L’autore, la cui lunga militanza nel mondo in guantoni, in varie vesti, ha voluto illustrare il campione, seguendone il percorso in tempo reale. La storia di un ragazzo di colore, che scelse la boxe per pura passione e non per uscire dai ghetti, come spesso avveniva ed avviene. Esploso a 18 anni, vincendo l’oro ai Giochi di Roma nel 1960. Già allora possedeva qualcosa in più degli altri, il tempo avrebbe confermato che si trattava di un fenomeno inimitabile. Quindici capitoli come i round che per molte volte Ali ha attraversato, quasi sempre da trionfatore, qualche volta da sconfitto. Quello che si rileva in questo lavoro, molto accurato con riflessioni personali, che possono essere condivise o meno, comunque con riscontri oggettivi inoppugnabili, è l’inarrestabile marcia di un campione che potrebbe non essere stato il migliore in assoluto come pugile, ma nessun dubbio che il suo nome abbia percorso il globo come nessun altro in assoluto. Round dopo round, dall’incontro con Angelo Dundee che lo dirigerà per tutta la carriera, alle sfide con Liston, Moore, Cooper fino a Foreman nella magica notte di Kinshasa nello Zaire e la battaglia brutale di Manila contro Frazier, viene svolto un filmato in cui la metamorfosi appare in tutta la sua forza. L’inedito è possibile, entrando nel rapporto personale tra l’autore e il protagonista che è stato anche organizzatore pugilistico negli anni ’60. Basterebbe questo per stuzzicare l’interesse degli appassionati. A giudizio personale quello che fa fare il salto di qualità è la parte fotografica, che in un libro di grande formato, raccontano meglio di qualsiasi penna, la cavalcata di un personaggio che ha varcato tutti confini del mondo e dopo oltre mezzo secolo, nonostante la malattia, resta “The Greatest”. Infine, le classifiche, un vezzo dell’autore, che fanno discutere anche se lasciano ognuno della propria idea.
Giuliano Orlando

IL MIO ALI

La strada a ritroso del genio in guantoni. Emblematico prologo di Mina in un libro che ripropone la carriera di Ali, nei servizi scritti dall'autore dal 1960 al 1981.

Gianni Minà – Rizzoli Editore Rai Eri – Pag. 440 – Euro 18,00.


Gianni Minà è forse uno degli ultimi inviati nel mondo che hanno potuto godere del privilegio di centrare l’esclusiva, superando la barriera della tecnologia che ha ucciso la fatica dell’intervistatore che avrebbe dato ai lettori il frutto della fatica solo giorni dopo. Oggi, qualsiasi intervista dai più remoti posti del pianeta, viaggia nelle immagini in parallelo con le parole. Appena conclusa, va messa nell’archivio dei ricordi. L’autore fa parte di un passato appena dietro l’angolo, eppure lontano, lontano. Il personaggio che racconta è sicuramente il più popolare attore sportivo nel mondo. Cassius Clay, diventato Mohammad Alì, riga per riga, attraverso gli articoli scritti sui vari quotidiani, dal Corriere dello Sport a La Stampa, da Famiglia Cristiana al Manifesto, dall’Unità a Tuttosport, fino a Repubblica, sfogli e ti appropri di quegli eventi che restano la testimonianza di un grande appassionato, discutibile in certe sue posizioni, ma non per questo meno valido sul piano professionale. Minà è sempre stato un passionale e come tale istintivo e non sempre simpatico a tutti. Dietro i sottili baffetti e il sorriso quasi timido, da buon piemontese, l’uomo ha sempre avuto convincimenti ferrei. Raccontare il grande Alì, per uno che pur scrivendo molto, non si era mai adattato alla tecnologia del computer, l’unico iter era quello di rispolverare vent’anni di giornalismo d’assalto e proporlo come era nato: su carta. Partendo dal 4 settembre 1998, su Repubblica, in cui riassume la genesi e il tramonto agonistico, non quello sociale, di un mito che resterà scolpito nella storia come le tavole di Mosè. Il grande valore del libro è quello di proporre ai lettori non solo le grandi sfide con Liston, Foreman, Frazier, Norton, Cooper, Patterson, Ellis e tanti altri, ma i momenti particolari in cui ha scoperto e ci ha fatto scoprire l’uomo, oltre al personaggio. Merito non da poco.
Giuliano Orlando 

Sparviero. La mia storia.

Quando uno scugnizzo vola sul ring. Dall'oro olimpico di Mosca alla cintura mondiale nei professionisti. Ha vinto tutto grazie al talento e alla forza interiore. Ragazzo troppo veloce, anche in auto.

Patrizio Oliva e Fabio Rocca Oliva – Sperling & Kupfer – Pag. 348 – Euro 17,90.

La storia di Patrizio Oliva è emblematica di una città che dalla polvere scopre i diamanti. Lo fa senza neppure accorgersi dell’evento. Napoli è un laboratorio infinito. Nel bene e nel male. Lo sport è un volano ideale, forse il più praticato. Lo Sparviero come ha voluto definirsi l’autore, ha semplicemente dato ascolto alla sua vocazione. Che lo conduceva sul ring per diventarne un protagonista. Il percorso ha similitudini con i ragazzi del Bronx o di Brooklyn a New York, come quelli di Filadelfia o dei quartieri poveri di Messico City. Nato campione nella testa, nell’animo e nella determinazione. Famiglia povera e abbastanza disastrata, col padre che di problemi ne ha e ne crea a chi vive con lui. Patrizio vede nel fratello maggiore Mario, buon pugile a livello nazionale, l’esempio da seguire. E come spesso accade, la sua ascesa è decisamente superiore. Iniziando dai tornei giovanili per proseguire ai vertici di un mondo che non concede quasi nulla agli errori. Oliva racconta in prima persona il lunghissimo iter delle tante conquiste. Lo fa con passione e lucidità, creando la giusta atmosfera in una disciplina dove il confronto è diretto, spesso spietato e qualche volta anche bugiardo. Quando i giudici ti negano ciò che hai conquistato: la vittoria. La boxe è fatica alla massima potenza, basta un nulla per azzerare mesi di allenamenti. L’attesa prima di salire sul ring, i dubbi che ti chiudono lo stomaco, la concentrazione massima. Infine il gong liberatorio e il confronto col rivale. Questi passaggi rappresentano anche l’iter della vita, che spesso il pugilato ricalca. Diventare campione olimpico e ripetersi da professionista non è facile, anzi difficilissimo. Oliva è stato lo Sparviero in grado di volare su tutti i traguardi, alzando i guantoni al cielo. Manca qualche dettaglio non secondario, per capire il dietro le quinte, in particolare il percorso che lo ha portato all’oro di Mosca 1980, in cui rischiò seriamente di non andare. Comunque, alla fine della puntata agonistica non certo del personaggio che dimostra qualità poliedriche incredibili, può dire con orgoglio: “Ho vissuto la mia vita, come l’ho sognata”.
Giuliano Orlando
 
Giuliano Orlando

 

 

 

 

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