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RUSSO CENTRA IL POKER CHE LO PORTA A RIO 2016

 

 

Batte netto l'ostico kazako Pinchuk davanti a 3000 spettatori accorsi all'Expo di Milano

Il leggero Valentino tenterà di affiancarlo

di Giuliano Orlando

Milano, 11 luglio 2015 – Clemente Russo il 27 luglio può spegnere gioiosamente le 33 candeline che avranno colori speciali, perché a Milano, nello spiazzo dell’Arena Technogym, incoraggiato da 3000 tifosi, lungo l’infinito Decumano, il viale centrale dell’Expo, tra i padiglioni della Corea del Sud e la Moldova, l’eterno ragazzo di Marcianise, ha centrato il traguardo che si era prefisso: essere il primo italiano in guantoni, capace di staccare il quarto pass che porta ai Giochi Olimpici.
 
 
Ha battuto Anton Pinchuk, prossimo ai 27 anni, titolare kazako 2012-2013, una Coppa President in bacheca, campione d’Asia 2013-2014, titolare ai mondiali di Almaty. I due si conoscevano bene, essendosi affrontati lo scorso dicembre a Caserta. Russo lo aveva battuto, sui sei round, lasciandone all’ospite due su sei. Stavolta l’impegno saliva a otto riprese e il bilancio finale premiava con un distacco maggiore Clemente, abile nel gestire la fatica, cercando di nascondere il disagio di uno strappo alla schiena, capitatogli in allenamento due settimane prima.
 
 
Pinchuk non si è smentito, ripetendo lo schema già visto contro l’algerino Bouloudinats. Niente di straordinario, ma guai a sottovalutarlo. Il kazako porta colpi lunghi in velocità, ha molto mestiere e non lo nasconde. Russo, specie in avvio, ha faticato a trovare la replica al maggiore allungo avversario, poi si è scaldato, lasciando solo il quarto round in toto e l’ottavo in parte ad Anton, vincendo le altre, nonostante una condizione non ottimale.
 
 
Una vittoria chiara, fondamentale perché promuove il casertano alla quarta presenza olimpica. Tecnicamente il match non ha toccato picchi altissimi, ma Russo è stato quello che ha gestito meglio l’andamento del match, mentre Pinchuk mai ha saputo variare tematiche e ritmo. I numeri dicono il vero: 78-74, 78-74, 77-75 del turco, abbastanza severo con Russo.
 
 
La serata conferma la differenza tra i due finalisti e il resto della compagnia, ad eccezione dell’algerino Bouloudinats, molto migliorato, veloce di braccia e mobilissimo sulle gambe, anche se il rendimento tende a calare sulla distanza. Aveva impegnato Pinchuk, non condividendo il verdetto. Contro l’ucraino Golovashchenko, ha addirittura maramaldeggiato, con una superiorità stridente, mettendo a nudo i limiti di un pugile dalla possente struttura, di una lentezza esasperante. Non solo, dopo un minuto, il destro dell’algerino chiudeva l’occhio sinistro al rivale, che resisteva per quattro riprese, poi il medico dava lo stop, con Bouloudinats in largo vantaggio. Nella parte bassa, il tedesco Graf batteva Pulev (3-0) rischiando di rovinare tutto nell’ottavo round, centrato dal bulgaro alla disperata ricerca del KO. Il croato Calic la spunta di misura contro l’argentino Peralta, che come al solito si sveglia troppo tardi.
Clemente Russo, consapevole di non aver potuto esprimere il meglio, ne spiega il motivo: “Purtroppo mi è capitato un problema alla schiena a meno di due settimane dal match e debbo molto al fisioterapista e al maestro Damiani che mi ha allenato al meglio, anche se non potevo esagerare. Ho cercato di non andare in difficoltà col fiato ma nel contempo non dare mai a Pinchuk la possibilità di prendermi il tempo, sfruttando l’allungo, veloce e preciso. Mi sembra di esserci riuscito, visto il punteggio finale”.
Adesso la situazione cambia radicalmente, dalle otto alle tre riprese, una bella differenza. Un vantaggio o un problema?
Spero sia un vantaggio, anche se tornare ai tre round non è semplice. Debbo aumentare la velocità e quindi il ritmo. Nel contempo distribuire la fatica su nove minuti invece che 24, una bella differenza. Il fondo mi sarà utile, ma deve diventare esplosività per tenere botta con i più forti. Manca oltre un anno, ma il tempo non è mai troppo. Intanto prenderò parte a diversi tornei per ritrovare confidenza con impegni quasi quotidiani. Per un vecchietto come il sottoscritto il recupero è più laborioso che per i ventenni. Certo, l’esperienza conta e spero che come ho fatto ad Almaty nel 2013, la condizione arrivi nel momento giusto. Non mi illudo più di tanto, anche perché la concorrenza è tremenda, col vantaggio dell’età. Ad ogni modo, il primo traguardo l’ho raggiunto e non era così semplice”.
Lo sai che ci proverà anche il tuo amico Mirco Valentino? Pure lui a quota tre, che sembra in bella forma e dovrebbe tornare in nazionale agli europei di Sofia in agosto. Cosa ne dici?
Che è giusto e gli faccio gli auguri, perché riesca a farcela, come ho fatto io. Siamo della vecchia guardia, che non si arrende. Compagni di squadra per tanti anni, evidentemente ancora in grado di tenere testa alle forze nuove. L’importante è che siano tanti gli italiani che prenderanno parte ai Giochi. Anche se è giusto che avanzi il nuovo e vedo diversi giovani molto promettenti”.
 
Giuliano Orlando

 

 

 

 

 

 

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