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UN SALTO NEL PASSATO: 19 FEBBRAIO 1994

 

LA NOTTE DELLE SORPRESE

Il promoter statunitense Bob Arum, titolare dell’organizzazione pugilistica Top Rank, la sera di sabato 19 febbraio del 1994, ha portato nel Great Western Forum di Inglewood in California due campionati del mondo per tre cinture. L’evento è stato pilotato dall’organizzatore locale John Jackson, gestore del Forum Boxing.

HUMBERTO GONZALEZ GELA MICHAEL CARBAJAL

Il confronto più accreditato del programma fu la rivincita tra il campione WBC e IBF dei pesi minimosca Michael Carbajal, americano di Phoenix nell’Arizona, e lo sfidante Humberto Gonzalez, messicano di Nezahualcoyotl.

I due si erano affrontati 11 mesi prima a Las Vegas per l’unificazione delle stesse corone iridate, quando la WBC apparteneva a Gonzalez e l’IBF a Carbajal.
Nel primo confronto la supremazia dello statunitense fu devastante al punto che il messicano è finito knockout nel settimo round.
“Chiquita” Gonzalez aveva sofferto uno smacco analogo nel dicembre del 1990 per mani del filippino Rolando Pascua, quando gli dovette cedere la corona WBC dei pesi minimosca alla sesta difesa.
La riconquistò l’anno seguente contro il connazionale Melchor Cob Castro, vincitore di Pascua, per concederla a Carbajal dopo 4 difese vittoriose.
In California il match incontrò le simpatie degli appassionati che pagarono al botteghino oltre 15mila biglietti.
Il pronostico del secondo match dava nettamente favorito il campione, all’epoca imbattuto e dominatore assoluto della categoria.
Il mancino Gonzalez, nei panni dello sfidante, non godeva alcun credito nei confronti di un pugile ritenuto capace di passare alla storia come il più grande della categoria.
Carbajal, infatti, con una brillante carriera amatoriale alle spalle che gli aveva fruttato il Golden Gloves nazionale nel 1986, la medaglia d’argento ai Giochi Panamericani nel 1987, il titolo USA e la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Seul nel 1988, stava veleggiando tra i professionisti con 30 successi consecutivi che gli conferivano uno strapotere addirittura incontrovertibile a quel momento.
Questo fino alla vigilia della rivincita, con i favori stimati 3-1 per il titolare delle cinture mondiali.
Nel momento della conferma la straordinaria macchina da pugni si è improvvisamente inceppata ed il bravo Gonzalez, definito quasi outsider dinanzi all’osannato campione, è passato lui alla storia come l’atleta capace di rompere quell’incantesimo costruito con sapienza in 5 anni di professionismo.
Il match di Inglewood, diretto dall’arbitro Lou Filippo, è stato combattuto fino dai primi scambi di colpi. L’incertezza del risultato finale è derivata dal verdetto diviso che i tre giudici hanno assegnato al termine delle 12 aspre riprese. Due hanno votato per lo sfidante: Hank Ellespuru di Sacramento con un deciso 117-113 e Ray Solis del Messico con un parco 115-113. Il terzo giudice, Mike Munoz dell’Arizona come Carbajal, ha assegnato il match al campione con uno striminzito 115-114.
Il confronto mise in evidenza un arrembante Gonzalez usare con disinvoltura le sue rapide serie di attacco. Carbajal, nonostante l’uso incessante del brillante sinistro usato come una mitraglia, appariva troppo rigido per contenere la vivacità delle azioni del suo avversario.
Il campione percepì la gioia di un altro successo prima del limite quando il suo sfidante rimase ferito lungo l’occhio sinistro. Si era nel quarto round. Ma la gustosa impressione s’infranse dinanzi alla strenua lotta che Gonzalez seppe recitare fino alla calata del sipario.
Col passare delle riprese gli incitamenti per lo sfidante riempivano sempre di più l’atmosfera che si respirava intorno al ring.
Nell’ottava ripresa Carbajal fu ad un passo dal risultato clamoroso quando il suo avversario rimase inchiodato alle corde nel tentativo di cambiare guardia. L’esperienza portò lontano dal baratro Gonzalez che seppe rimettere in gioco le sorti del combattimento.
Il resto del match fu un crescendo di scambi che infiammò la platea. Lo sfidante riuscì sempre a dare quell’ultimo colpo che lo pose in primo piano.
Alla fine lo stesso Carbajal sembrò capire che la magia era finita. Il verdetto lo convinse.
Nove mesi dopo nella capitale messicana il terzo confronto andò nuovamente a “Chiquita” Gonzalez.
Carbajal tornerà ad indossare la cintura IBF dei pesi minimosca nel 1996 e chiuderà la carriera nel 1999 con l’insperata vittoria prima del limite sul grande Jorge Arce, che gli frutterà la cintura WBO della categoria. Vanta il record di 49 trionfi (33 prima del limite) e 4 rovesci. La carriera di Gonzalez si fermerà nell’estate del 1995 dinanzi al tailandese Saman Sorjaturong. Aveva sommato il record di 43 successi (30 prima del limite) e 3 sconfitte.
 

PENDLETON CONOSCE L’INCUBO CON RUELAS

Il campione IBF dei pesi leggeri Freddie Pendleton, con una carriera altalenante alle spalle, difendeva per la prima volta la cintura mondiale tolta allo stravagante messicano Jorge Paez.

Per l’occasione lo statunitense concedeva la chance a Rafael Ruelas, messicano cresciuto in California.

Alla vigilia del confronto le premonizioni di Pendleton suonarono come una profezia fatale per il suo avversario.
Nella prima ripresa lo statunitense inviò il suo sfidante due volte sulla stuoia, dando l’impressione che il presagio si stava avverando.
Ruelas superò il cattivo momento e riuscì a guadagnare l’angolo alla fine dei primi tre minuti di lotta.
Ruelas cadde la prima volta quando venne toccato dal primo pugno scagliato dal campione. Il messicano si rialzò prontamente con una espressione di sorpresa.
Pendleton non lo attaccò ed attese il momento per scagliare un altro colpo maligno. Ruelas cercò di accorciare la distanza ed incappò in un brutale gancio sinistro che lo buttò giù nuovamente.
Il messicano chiuse la prima frazione con una potente gancio sinistro che avvertì del suo deflagrante calibro.
Dal secondo round il repertorio messo in campo cambiò totalmente la musica. L’auspicio di Pendleton divenne il suo incubo ed al termine delle 12 riprese, dirette dall’arbitro Robert Byrd, il verdetto fu chiaramente assegnato a Ruelas.
Due cartellini riportarono un ampio margine: 116-111 di Eugene Grant e 115-110 di Rick Beys. Il terzo totale fu contenuto con 114-112 di Pat Russell.
La superiorità di Ruelas fu encomiabile. Se si pensa al rischio corso nella prima ripresa ed all’eccitante rimonta, la sua impresa assunse una dimensione ancora più elevata.
Col passare delle riprese, mentre cresceva la vitalità di Ruelas si vedeva lentamente lo spegnimento di Pendleton che mostrava un palese spossamento.
Nell’ultima ripresa entrambi i pugili apparvero esausti ma l’americano sembrò addirittura groggy.
In seguito Ruelas difenderà la cintura tre volte prima di cederla all’astro di quegli anni Oscar de la Hoya. Continuò a combattere fino al 1999 sommando il record di 53 vittorie (42 prima del limite) e 4 sconfitte.
Dopo la sconfitta Pendleton si misurò con l’italiano Giovanni Parisi, ex campione WBO dei pesi leggeri, che a Las Vegas si presentava per la terza volta in vista della sfida a Julio Cesar Chavez.
In quella occasione l’americano perse ai punti sulla distanza delle 10 riprese.
Pendleton continuerà a combattere con alterna fortuna fino al 2001 totalizzando 47 trionfi (34 prima del limite), 26 insuccessi e 5 pareggi.
 
Primiano Michele Schiavone
 

 

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