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TUTTI SUL CARRO DI GIOVANNI DE CAROLIS CAMPIONE

 

 

Alcune considerazioni su De Carolis e l'effetto boomerang del nuovo campione del mondo

di Alfredo Bruno

Roma, 11 gennaio 2016 – Un carro bello spazioso quello in cui prendiamo posto un po’ tutti. Dagli appassionati, ai criticoni che hanno la soluzione sempre pronta in saccoccia per ogni evenienza, dagli ottimisti ai piagnoni e ghettizzatori, dalla stampa a internet, dalla televisione alla radio con tutti i media collegati, e chi più ne ha più ne metta. A guidare questo carro bene o male c’è un gruppo: Giovanni De Carolis, Italo Mattioli e Luigi Ascani, Davide Buccioni, manager e organizzatore.

Oggi sono andato in edicola per comprare i miei due quotidiani giornalieri (purtroppo sono un inguaribile abitudinario perchè credo sempre nella carta stampata e non nell’evanescente e ondivago mondo internauta). Con mia sorpresa clienti e giornalaio parlavano, non della Roma e della Lazio, ma di pugilato e di Giovanni De Carolis; quando mi hanno visto sembravano assetati di avere altre notizie su questo campione e pian piano si è formato un capannello di gente che leggeva finalmente la pagina che riguardava il pugilato e il suo campione, con l’occhio sbirciavo e vedevo “Il Messaggero”, “Repubblica”, “Gazzetta”, “Corriere dello Sport”, e mi scuso con i giornali che non ho menzionato, ma son sicuro che ce ne saranno stati altri con il classico effetto boomerang. Le riflessioni sono molteplici, perchè da tempo una notizia sul pugilato non era così evidenziata, e io mi auguro che la Televisione di Stato rimedi alla sua mancanza, almeno nel riportare la notizia tra le brevi. Da tempo dicevo, anche se recentemente, si è parlato molto di Pacquiao e Mayweather, soprattutto per lo spaventoso giro d’affari che c’era dietro.  Giovanni De Carolis è il campione perfetto, perchè grazie al suo team è riuscito a incunearsi in un meccanismo dove il pugilato merita il posto d’onore, che gli spetta di diritto. In Germania, come in tante altre nazioni la boxe tira a tutta “birra”, mi si perdoni la battuta. Oggi noi non possediamo i mezzi per organizzare un mondiale vero, quando si parla di mezzi si parla di soldi, di sponsor, di istituzioni. I soldi non ci stanno, ma la cosa mi rimane difficile da capire quando vedo buttati al vento fior fiore di milioni per giocatori viziati, che spesso guadagnano pure senza giocare. Se un pugile non combatte non guadagna. De Carolis si è incuneato nel meccanismo, come dicevamo, come vittima predestinata, per lanciare una giovane promessa a cui i tedeschi tengono moltissimo, come tengono moltissimo alla boxe in generale. Tutto è scaturito da questa situazione che ha visto Giovanni fare le valige insieme alla sua dolce metà, ai tecnici, al manager e a un sogno dentro un cassetto rimasto finora semichiuso. Il suo exploit di ottobre era stato un’avvisaglia, quello di due anni fa, sempre in Germania, contro Abraham...forse per molti era un caso. Ma il giovane con i suoi 31 anni c’era eccome. Muscolarmente solido, ma anche con le idee chiare espresse con concetti facilmente comprensibili. La boxe nata come passatempo ha radicalmente cambiato la sua vita, il suo carattere era già solido e formato. La consapevolezza di poter arrivare c’era fin dai suoi primi matches da dilettante: pugni pesanti e avversari sempre più difficili da trovare, nonostante non si guardasse come scelta per il sottile, qualche volta pure con qualche chilo in più. Mattioli e Ascani, i suoi maestri, per quanto lo riguardava avevano solo certezze. Il problema purtroppo era intorno a noi con le sue multiformi sfaccettature compreso le invidie e la distruttività latente in molti. L’unica possibilità di fare attività per Giovanni diventava il professionismo. Cambiava anche la sua vita familiare, che lo responsabilizzava, la laurea in Architettura veniva accantonata. La boxe è dura e richiede sacrificio, ma anche lo studio è duro e richiede sacrificio. Pur avendo svolto da dilettante un’ attività ridotta, e questo comportava non poche difficoltà all’inizio; alcuni matches erano esaltanti perchè la stoffa si vedeva con i suoi colori vivaci, ma mancava sempre qualcosa. La casa veniva costruita mattone su mattone da due “maestri manovali” come Mattioli e Ascani. E alla fine, si può dire da due anni a questa parte, il frutto di sacrifici era sbocciato. Ma il nostro movimento continuava ad essere strano e contradditorio. L’aumento consistente degli iscritti era inversamente proporzionale al valore. Ma era veramente così? oppure date le circostanze molti stavano in incognito? Avevamo comunque uno zoccolo duro di quarantenni che alimentavano una doppia considerazione...dopo di loro il diluvio, oppure la possibilità di galleggiare su un mare senza tempesta con titoli a gogò senza strafare, senza spendere più di tanto. E i giovani? Sì c’erano, ma chi erano e come potevano dimostrare il loro valore? In tutto c’è un punto di rottura dopo tanta attesa, è successo da noi già in altri periodi. La chiamata dalla Germania è arrivata provvidenziale con il personaggio giusto, sereno, riflessivo, senza grancassa. Forte dei suoi principi e delle sue potenzialità Giovanni è andato in Germania e ha sbancato di fronte a migliaia di spettatori allibiti, perchè stavolta, a dispetto dei detti: “ la montagna non ha partorito un topolino, ma un vero campione”. Sull’onda di questo entusiasmo speriamo che le carte sul tavolo abbiano una bella sparigliata e ci si cominci a guardare intorno, un po’ tutti, anche quelli che non vogliono vedere per avere la possibilità di dire sempre la loro. La stampa finalmente ha il suo campione e da lui si può ricominciare a vedere e a studiare tutto quello che c’è in un movimento che tutto sommato non è da buttare.

Alfredo Bruno

 

 

 

 

 

 

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