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11 AGOSTO 1928. UN GRANDE GIORNO PER LO SPORT ITALIANO

 

 

Un'autentica impresa. Di quelle che nessuno dovrebbe mai dimenticare.

di  Alessandro Bisozzi

Vincere una medaglia d'oro alle Olimpiadi è il sogno di ogni atleta.
Vincere la prima medaglia d'oro per il proprio paese è un privilegio concesso solo ai più grandi tra loro.
L'11 agosto 1928, il civitavecchiese Vittorio Tamagnini, soprannominato "Tizzo nero", passa alla storia e diviene leggenda.
È il primo pugile italiano a conquistare una medaglia d'oro alle Olimpiadi.
 
Questo è il resoconto della finale della categoria dei pesi gallo, combattuta tra Vittorio Tamagnini e l'americano John Daley.
Il brano è tratto dal libro: "Vittorio Tamagnini. L'uragano di Amsterdam" di Alessandro Bisozzi.
 
" ... La realizzazione di un sogno era a un passo.
Sfoderando una sicurezza sbalorditiva, alla vigilia della finale il ragazzo telegrafò al padre scrivendo: «Domani, sarò campione olimpionico».
L’altro finalista era l’americano John Lawrence Daley, promosso dopo un disputatissimo verdetto acclamato a furor di pubblico.
In effetti, la sua semifinale contro il sudafricano Harry Isaacs fu assegnata a quest’ultimo, ma alla lettura del verdetto nella sala scoppiò un’autentica rivolta e i giudici, al termine di una concitata consultazione, furono costretti a cambiare decisione.
Isaacs vinse poi la medaglia di bronzo.
L’americano era più alto di almeno dieci centimetri di Vittorio, questo fu probabilmente più un limite per lui di quanto non lo fosse per l'italiano le cui schivate raso terra, che lo resero celebre da professionista, funzionavano a meraviglia favorite dalla flessibilità della sua piccola corporatura appena uscita dall’adolescenza.
La sera prima, insieme ai tecnici, si stabilì la tattica da adottare: entrate rapide e fughe altrettanto sbrigative, niente di più facile... a dirsi. L'allampanato americano possedeva un jeb terribile, per passare indenne quello sbarramento, oltre a nervi d'acciaio, ci voleva una buona dose di fortuna.
 
Prima pagina della Gazzetta dello Sport
 
L’11 agosto, davanti a circa quattromila spettatori, Daley apre le ostilità manovrando il suo lungo sinistro come una lancia, costringendo il civitavecchiese ad un combattimento dalla distanza poco appropriato alle sue caratteristiche. La mobilità e la velocità di Tamagnini, però, sono sconcertanti, in un lampo lo aggira, lo chiude all’angolo e attraverso la sua stretta difesa fa passare due secchi diretti al viso.
Per via della minore altezza, spesso le traiettorie dei colpi si infilano al viso da sotto la guardia dell'americano, il cui mestiere si riconosce in occasione di alcune subdole irregolarità, subito colte dall’arbitro, però, che lo richiama.
 La battaglia è molto violenta, gli scambi frequenti da ambo le parti. La seconda ripresa è chiusa da una bella azione: Vittorio blocca un pericoloso attacco di Daley e risponde centrandolo al viso con un gancio destro da manuale.
Gli scatti, le schivate e i rientri fulminei sorprendono tutti, l’americano ogni tanto cambia la guardia per cercare di confonderlo, ma niente da fare, Tamagnini in quel giochetto era un maestro.
La testa dell’italiano è introvabile per Daley il quale sembra ipnotizzato dal suo eccezionale dinamismo. "Tizzo nero" scatta e colpisce duro, per poi portarsi rapidamente fuori portata.
Il gioco è semplice e pericoloso: offrire il bersaglio, schivare l'attacco e rientrare a sorpresa sfruttando l'avanzata dell'avversario per raddoppiare la potenza del pugno. Ci vuole fegato, sveltezza e riflessi eccezionali.
Terza e ultima ripresa, il vantaggio è esiguo e in tre minuti può accadere di tutto. Dopo aver accusato un forte montante allo stomaco il civitavecchiese scatena la rappresaglia, prende di mira la figura poi alza il tiro non appena l'altro abbassa la guardia per proteggere i fianchi, spara velocissime combinazioni, tiri dritti, precisi, particolarmente incisivi.
Ora non scappa, sente l'avversario in difficoltà e gli rimane addosso, dall'angolo gli gridano di sganciarsi ma lui non molla, anzi lo insegue travolgendolo con una scarica di colpi inarrestabile. Daley è sbalordito, del tutto disorientato da quel disinvolto cambio di strategia.
Esaltato dalla sua stessa prestazione e dal frastuono delle migliaia di spettatori, egli sembra perdere la cognizione del tempo mentre lotta furiosamente a un passo dalla vittoria. Senza rendersi conto del ripetuto suono del gong, arriva al termine di slancio oltrepassandolo come il lungo abbrivio dopo una corsa sfrenata.
 Quello stesso pubblico che il giorno precedente acclamò la vittoria dell'americano nella semifinale, ora applaude la bella prova di Tamagnini.
Le ultime gare di pugilato chiudevano i giochi olimpici e moltissimi atleti delle altre specialità arrivarono al Padiglione Wrestling per assistere alle finali. La grande sala era un tripudio multietnico di facce, voci, bandiere e il tricolore svettava su tutte.
L'altoparlante annunciò: «Tamagnini, Italie, champion olympique».
Fu un successo clamoroso, il piccolo "gatto" italiano aveva battuto il gigante americano.
Vittorio fu portato in trionfo fino agli spogliatoi sulle spalle degli allenatori, con le lacrime agli occhi non pensava ad altro se non ad avvertire suo padre Benedetto, in Italia.
Tamagnini, pesi gallo, conquistava la prima medaglia d’oro olimpica per l’Italia nel pugilato.
Poco dopo la conquistarono anche due milanesi: Carlo Orlandi, coetaneo del civitavecchiese, nei leggeri, e il ventiquattrenne peso medio Piero Toscani."
 
A quel tempo non erano ancora stati istituiti i campionati mondiali dilettanti di boxe, e le Olimpiadi erano pertanto l'unico torneo dilettantistico internazionale per i pugili.
L'atleta che conquistava l'oro, quindi, poteva fregiarsi a tutti gli effetti del titolo di campione mondiale dei dilettanti.
 
Alessandro Bisozzi

 

 

 

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