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IL RICORDO DI CAPRARI, MANCINO DI NOTEVOLE VALORE

 

 

La boxe italiana in lutto per la scomparsa di Sergio Caprari

di Alfredo Bruno

Sergio Caprari un altro pezzo di storia della nostra boxe ci ha lasciato alla vigilia del centenario della nascita della FPI. Il grande campione, nato il 12 luglio del 1932 a Civita Castellana, si è spento in una clinica di Faleria nel viterbese. E’ stato uno dei più forti piuma di sempre, la sua grandezza per certi versi sfugge anche perché una volta lasciata la boxe fece vita ritirata nella sua casa di campagna dove si poteva ammirare il Monte Soratte in tutta la sua grandezza.

Caprari era un mancino di notevole potenza e già da dilettante diede chiari segnali del suo valore soprattutto conquistando l’argento alle Olimpiadi di Helsinki nel 1952 dopo aver eliminato in semifinale Jo Ventaja, campione europeo e grande favorito. In finale fu sconfitto da Jan Zachara (Slovacchia), uno studente universitario dalla boxe essenziale adatta per i tre round. Caprari perse di un soffio e dopo le Olimpiadi passò immediatamente, aveva appena 20 anni, tra i professionisti nel team di quel grande manager che fu Luigi Proietti. Iniziò con una bella serie di vittorie, molte prima del limite, a bloccarlo sul pari fu Mohamed Omari, un algerino di grande esperienza.

Fu per certi versi un controsenso vederlo combattere e superare successivamente a Milano, nel sottoclou dove c’era Garbelli contro Rosini, un altro pugile romano Enrico Macale al termine di 10 riprese incandescenti. Pian piano la sua fama crebbe anche in campo internazionale con i suoi successi sui francesi Meraint, Meunier e Vangi. Dopo 26 matches arrivò anche la chance per il titolo italiano che lui grazie agli sforzi organizzativi del Cral G. Amendola riuscì a disputare nella sua cittadina al campo sportivo del Madami.

Il campione all’epoca era quel Nello Barbadoro, altro mancino dal pugno micidiale, residente a Trieste. Caprari fece un duro allenamento ben coadiuvato come sparring da Agostino Malè, un altro mancino. Barbadoro (nella foto in basso con Caprari) subì una dura sconfitta e abbandonò all’inizio del sesto round, demotivato da una ferita sopracciliare, ma soprattutto per un micidiale colpo al fegato nel quinto round doppiato da un montante destro al mento che lo costrinsero al tappeto.

Era l’epoca dell’ Australia come terra promessa dei nostri pugili ed ecco Caprari, fresco campione italiano, battere il campione locale Bobby Sinn. Un verdetto assurdo contro il maltese Sammy Bonnici gli macchia il record, ma si riprende contro lo stesso pugile con una pronta rivincita allo Stadio di Melbourne. Il pugile sembra proiettato oltre il titolo nazionale e lo dimostra con le chiare vittorie sullo spagnolo Manolo Garcia, tra l’altro strenuo avversario di Loi, e il filippino Tanny Campo. A Roma dopo dura lotta supera il pavese Giordano Campari, che forse all’epoca godeva dei favori del pronostico. Compie il suo capolavoro liquidando in due riprese l’ex campione francese Bonnardel e al Palazzetto dello Sport di Roma si permette il lusso di battere Bobby Bell, pugile di colore americano considerato uno dei migliori al mondo.

A Milano affronta e batte il triestino Aldo Pravisani dopo 12 riprese che entusiasmano il pubblico meneghino.

E’ l’ultima difesa del titolo prima di andare a Sanremo per affrontare Jean Sneyers per il titolo europeo vacante. Quest’ultimo, soprannominato “L’ angelo del ring”, era un belga di 31 anni con una lunga carriera nella quale aveva conquistato tre titoli europei in categorie diverse. Il 18 agosto del 1958 dentro il suggestivo Teatro delle Palme Caprari compì il suo capolavoro con il sinistro al mento doppiato dal destro che faceva caracollare al tappeto il belga che contato e scosso preferiva abbandonare. Impossibile descrivere il tripudio che ne seguì dentro il Teatro gremito. Era il terzo italiano a conquistare il titolo dopo Bondavalli e Quadrini. L’Europa era un ulteriore tappa raggiunta e si guardava oltreoceano soprattutto dopo la brillante vittoria per ko in 4 riprese su Willy Quatuor, campione tedesco che qualche anno dopo diventerà campione europeo dei leggeri.

Caprari insieme al manager Proietti (i due nella foto) piomba a Caracas per superare nettamente  Sonny Leon, campione venezuelano e uomo di classifica mondiale. Si parla molto di un suo match con Ray Famechon, fuoriclasse francese tra l’altro castigatore di pugili italiani, ma non si farà mai. Dopo la trasferta venezuelana torna in Italia per difendere il Titolo Continentale sempre a Sanremo contro il francese Gracieux Lamperti, pugile ostico che aveva impattato con Campari. Uno svogliato Caprari si fece superare, forse non aveva neanche perso ma era la copia sbiadita del campione che tutti conoscevano.

La palestra diventa sempre più una sede non naturale per lui. Vola di nuovo a Caracas per affrontare e superare l’astro emergente Tony Padron. Si rivede il Caprari migliore e gli viene proposto un match con Dawey Moore, allora campione mondiale, sulle 10 riprese. Un match che arriva appena 20 giorni dopo la vittoria su Padron. Troppo presto per smaltire quel match soprattutto lontano dalla sua terra. Moore si rivela per lui troppo forte, il pugile della “Tuscia” viene contato al 4° al 7° e 8° round, prima che l’arbitro intervenga per fermare l’incontro.

Caprari ottiene una serie di vittorie utili a giustificare la sua sfida mondiale nei superpiuma contro il campione in carica Gabriel Elorde, che il 16 dicembre del 1961 fa onore al suo soprannome “Flash”, colpendo a freddo l’italiano che verrà contato tre volte. Per Sergio è un’ umiliazione più psicologica che fisica. Dice basta...ma forse inconsapevolmente aveva in mente di farlo da prima chiudendo con 52 vittore(20 per ko), 4 sconfitte e due pari.

Alfredo Bruno

 

 

 

 

 

 

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