PACQUIAO DOMINA MARGARITO
COWBOYS STADIUM, ARLINGTON, TEXAS
TOP RANK (Bob Arum)
Il 31enne filippino
Manny Pacquiao ha compiuto un altro passo verso la gloria pugilistica dopo aver distrutto l’amor proprio del bravo e coraggioso messicano
Antonio Margarito, tagliando il traguardo delle dodici riprese con il verdetto unanime, pieno, di totale controllo e padronanza, tradotto da numeri di ampiezze enormi. Il giudice Juergen Langos ha totalizzato 120-108 che dichiarano la sua visione di un Pacquiao vincitore di tutte le riprese. Il giudice Oren Shellenberger ha sommato un assoluto 119-109 con il quale ha conferito al filippino una superiorità di 10 riprese su 12 combattute. Il giudice Glen Rick Crocker ha addizionato 118-110 restringendo un poco il potere di Pacquiao, riportandolo ad una dimensione di 8 frazioni su 12.
Il 13 novembre, indipendentemente dalle cifre che hanno riprodotto i tre giudici impegnati a bordo ring, il successo del filippino è stato ampio. Chi ha visto il match, ma non ha tradotto in numeri la sua supremazia per mancanza di una cartellino da compilare, ha potuto avere contezza della padronanza che Pacquiao sprigionava ripresa dopo ripresa, dinanzi ad una avversario che ha tentato in tutti i modi di contrapporsi all’abilissimo avversario.
Purtroppo il 32enne Margarito ha usato tutte le sue armi per arginare lo strapotere dell’asiatico. Alla fine ha dimostrato solo intrepidezza per aver retto lungo l’arco delle dodici riprese a quella veloce furia che arrivava da tutte le parti.
Il peso del combattimento era stampato sul volto tumefatto del messicano. Solo il linguaggio di un medico può descrivere le deturpazioni provocate dagli innumerevoli e continui colpi di guantoni abbattutisi. Ben 411 pugni di Pacquiao sono arrivati a segno sul totale di 713 scagliati. Questi dati consentono di capire la portata delle azioni che il filippino ha sviluppato in 36 minuti di autentico combattimento.
Margarito è finito sconfitto ma non è crollato, rimanendo lucido osservatore della proclamazione conclusiva, coronata dal gesto di elevazione del braccio eseguito dell’arbitro Laurence Cole. L’annuncio del verdetto è stato seguito dalla consegna a Pacquiao della sua nona cintura mondiale in otto diverse categorie di peso, quella WBC dei pesi superwelter. Ha adempiuto all’onorificenza direttamente il presidente Jose Sulaiman.
La collezione iridata è iniziata nel 1998 con il titolo WBC dei pesi mosca ed è seguita con l’IBF supergallo, alla quale si è aggiunta la WBO della stessa categoria. Poi sono arrivate l’IBF e la WBA dei pesi piuma che, nell’ordine di tempo, hanno preceduto le WBC superpiuma e leggeri. La penultima, WBO welter, l’aveva ottenuta un anno prima.
Alle operazioni di peso Pacquiao ha fatto registrare kg 65.500, al di sotto del limite dei pesi welter, contro kg 68.000 segnati dal suo avversario. La sera del combattimento la differenza di peso tra i due pugili sarà stata più ampia, come avviene di solito, ma la classe del filippino non è stata in alcun modo condizionata da questo elemento ritenuto di solito, a ragione, determinante per l’equilibrio delle forze in gioco.
Un’altra differenza tra i due è stata l’altezza, pure questa a vantaggio di Margarito. Il messicano tocca il metro e ottanta centimetri mentre l’asiatico arriva al metro e sessantanove centimetri, con una differenza di 11 centimetri.
A favore di Pacquiao è stata notata, oltre all’abilità, la guardia destra che avrà sicuramente giocato un ruolo decisivo.
Pacquiao ha portato le sue vittorie a quota 52 (38 prima del limite) contro 3 insuccessi e 2 pareggi.
Margarito, ex campione WBO, IBF e WBA dei welter, ha scritto la sconfitta numero 6 a fronte di 38 trionfi (27 KO/TKO) ed 1 no-contest.
Gli altri campioni mondiali dei pesi superwelter sono Miguel Cotto (WBA), Cornelius Bundrage (IBF) e Sergey Dzinziruk (WBO).
RIGONDEAUX ALLARGA L’ORIZZONTE
Il cubano
Guillermo Rigondeaux, mancino di 30 anni stabilitosi negli Stati Uniti per combattere da professionista dopo l’abbandono della terra natia, ha conquistato la cintura WBA interim dei pesi supergallo al suo 7mo incontro a torso nudo. Il numero dei combattimenti disputati da Rigondeaux come professionista è irrisorio ma la sua lunga carriera amatoriale, ricca di successi che annoverano medaglie d’oro nazionali, latinoamericane, internazionali, mondiali ed olimpiche, ottenute in tutto il mondo, lungo un percorso di 248 combattimenti che lo hanno visto sconfitto solo 4 volte, ha fortificato i contenuti della sua boxe per esprimersi a livello mondiale in soli 18 mesi di professionismo.
L’avversario che ha avuto di fronte per il suo primo impegno iridato è stato un opponente di primo piano qual è il panamense
Ricardo Cordoba, anch’egli guardia destra, che conserva nella sua teca la cintura WBA interim delle 122 libbre conquistata nel 2008.
Il valore espresso dal 27enne panamense è emerso nel corso della sesta ripresa quando ha imposto al cubano un knockdown, che ha pareggiato il conteggio sofferto nel quarto round per l’atterramento subito.
Le qualità di “Maestrito” Cordoba sono state sempre presenti all’attenzione del “Chakal” cubano nell’arco delle dodici riprese dirette dall’arbitro Jon Schorle. Infatti, al termine del combattuto confronto, il verdetto pronunciato è stato di vittoria ai punti con decisione divisa. Due giudici, Nelson Vazquez e Ruben Garcia hanno preferito Rigondeaux rispettivamente con un ampio 117-109 ed un contenuto 114-112. Il terzo giudice, Raul Caiz Sr, ha votato per Cordoba con 114-112.
I due pugili hanno dimostrato il reciproco rispetto combattendo con cautela nelle prime due riprese, scambiandosi i diretti destri per prendersi le misure in vista delle riprese più impegnative. Questo atteggiamento prudente è stato contestato con boati di disapprovazione da parte del pubblico.
Le valutazione del dopo match hanno rilevato che dopo le prime due riprese il cubano è stato più attivo dell’avversario. Rigondeaux ha cambiato tattica dopo il knockdown del sesto round, trovando le combinazioni più efficaci con azioni di rimessa. In quei frangenti Cordoba è stato continuo inseguitore.
Rigondeaux è rimasto imbattuto con 8 vittorie (5 prima del limite) mentre Cordoba ha registrato sul suo record la sconfitta numero 3 a fronte di 27 successi (23 anzitempo) e 2 pareggi.
Campioni del mondo dei pesi supergallo sono: Celestino Caballero (WBA), Toshiaki Nishioka (WBC), Steve Molitor (IBF) e Wilfredo Vazquez Jr (WBO).
MIKE JONES RIMANE IMBATTUTO
Mike Jones, 27enne di Fidadelfia, ha allungato la striscia positive in occasione dello scontro con il 28enne
Jesus Soto Karass, 28enne messicano di casa a Los Angeles, terminato con vittoria ai punti con verdetto a maggioranza.
Alla fine delle dieci riprese dirette dall’arbitro Rafael Ramos due giudici hanno visto il vantaggio per l’americano mentre il terzo ha sentenziato il pari. A favore di Jones si sono espressi Sergio Caiz che ha attribuito 97-93 e Levi Martinez che ha assegnato 95-94, mentre Gale Van Hoy ha totalizzato 94-94.
Jones ha iniziato bene il confronto andando al limite del successo per la via rapida. Nel secondo round Soto Karass è stato sottoposto ad un barrage di colpi che lo hanno costretto a rimanere lungo le corde.
Poi è toccato al messicano passare dalla parte del controllo su un americano apparso stanco. Dalla terza alla sesta ripresa Soto Karass, benché ferito all’occhio sinistro, ha continuato il suo ruolo di aggressore. Le sue energie del messicano si moltiplicavano con l’aumento del flusso di sangue sul viso.
Jone, pure ferito sopra l’occhio destro, ha ripreso a combattere con più naturalezza dalla settima frazione per dare il meglio nelle due ultime tornate.
Jone ha mantenuto le cinture NABA e NABO dei pesi welter ed ha conquistato quella vacante denominata WBC Continental Americas della categoria, portando il suo immacolato record a quota 23 con 18 successi prima del limite.
Soto Karass dopo il 33mo confronto ha un record di 14-5-3-1 NC (16).
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